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Newsletter 18/2026

7 settembre 2026

NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.18/2026

Il tema della rimborsabilità dei nuovi farmaci presenta molti elementi di complessità. In questo numero della newsletter viene proposta una riflessione considerando il testo dei due comunicati stampa diffusi nelle ultime settimane in Italia. Nel secondo contributo viene riportato un progetto di un trial dal costo di circa 100 milioni di dollari che combina un intervento sugli stili di vita con la somministrazione di un farmaco che ha già mostrato di essere inefficace nel trattamento delle fasi precoci della demenza di Alzheimer. La decisione appare quindi abbastanza discutibile. Nel terzo contributo si si segnala l’importanza dell’evento organizzato al Ministero della Salute per il 21 settembre in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer. Sarà un evento dove si parlerà dell’aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze con una richiesta economica auspicabilmente inserita nella prossima Legge di Bilancio, del lancio della campagna nazionale di comunicazione sul tema della demenza e dei progetti in corso nel Fondo Alzheimer e Demenze. Nell’approfondimento della letteratura si segnala uno studio molto originale che documenta un rischio che dovrà essere quantificato anche nel contesto italiano. Si tratta del rischio di demenza per i coniugi delle persone con demenza. Le riflessioni che inducono la lettura dell’articolo sono numerose con notevoli implicazioni sociali, economiche e sanitarie. Infine, si ricorda il corso di epidemiologia delle demenze e del convegno dei CDCD che si terranno in ISS nei prossimi mesi.

(Nicola Vanacore)

Approfondimenti tematici - La complessità clinica, sanitaria e sociale dei nuovi farmaci anti-amiloide In Italia

La Commissione Scientifica Economica del Farmaco (CSE) dell’AIFA nella seduta del 15-19 giugno 2026 ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità del lecanemab e donanemab. Il comunicato stampa dell’AIFA del 26 giugno che riporta questa notizia recita: “L’entità dell’effetto dei due prodotti in termini di rallentamento di progressione della malattia di Alzheimer a 18 mesi appare modesta”. Ciò viene spiegato più dettagliatamente nel prosieguo del comunicato : "È dibattuto in letteratura se le soglie di variazione intra-paziente considerate come minima variazione clinicamente rilevante possano essere utilizzate per valutare la rilevanza clinica in un confronto fra medie nella progressione di due gruppi di pazienti” ed ancora "Poiché la progressione si è verificata anche nei soggetti trattati, presentare i risultati osservati nel trial in termini di transizione degli stadi di malattia (es. da MCI-AD a mild-AD) è di aiuto per comprendere la rilevanza clinica dell’effetto del trattamento” ed infine “In termini assoluti le differenze tra i gruppi trattati (con lecanemab o donanemab) e i rispettivi gruppi placebo nelle percentuali di pazienti progrediti allo stadio successivo di malattia per la maggior parte dei confronti (indipendentemente dalla popolazione considerata e dai metodi di imputazione dei dati mancanti) è risultata intorno al 10%, che appare come una differenza modesta”. Cautela viene espressa dall’AIFA su queste analisi in un contesto in cui viene anche dibattuto il profilo critico sulla sicurezza di questi farmaci e l’impatto per l’organizzazione dei servizi.

Nel comunicato stampa del 3 luglio le società scientifiche SIN, SINdem e SNO “avanzano la proposta di promuovere un programma nazionale affidandone la regia ad AIFA che miri a produrre nuove evidenze attraverso un modello di “Coverage with Evidence Development”. Tale programma mediante il coinvolgimento delle aziende titolari delle autorizzazioni all’immissione in commercio rappresenta una modalità coerente con l’obiettivo di generare evidenze aggiuntive utili alle future decisioni regolatorie”. Le stesse società scientifiche concludono dicendo: “Come neurologi siamo i primi a richiedere rigore nella valutazione di farmaci che comportano rischi non banali e un impegno organizzativo importante per i centri. Ma proprio questo rigore ci porta a chiedere che la valutazione si concentri sui pazienti che possono realmente trarne beneficio, con esiti misurati sul piano clinico. Riteniamo sia utile riaprire un confronto costruttivo tra AIFA, ISS, società scientifiche, associazioni dei pazienti e aziende, nell'interesse delle persone con Alzheimer e delle loro famiglie”.

In attesa di conoscere una nuova tappa di questa vicenda, è importante condividere alcuni dati di realtà. Il numero di persone con MCI/AD lieve che stanno assumendo o assumeranno il donanemab per uso compassionevole in Italia in 49 centri clinici sono/saranno circa 400. Il numero di persone con MCI/AD lieve che hanno acquistato privatamente in Italia i due farmaci non è al momento conosciuto. È importante sottolineare che la sanità pubblica non è confinata nel recinto della rimborsabilità. Sarà importante conoscere il profilo/sicurezza del donanemab per i pazienti che lo hanno assunto per uso compassionevole così come sarà fondamentale comprendere cosa sta accadendo per i pazienti che lo stanno acquistando privatamente. Infine due temi continuano ad essere disattesi nel contesto tecnico-scientifico: perché le case farmaceutiche non diffondono i dati sul costrutto del MCID (Minimal Clinically Important Difference, o differenza minima clinicamente importante)? Perché nei documenti pubblici delle autorità regolatorie questo dato non è presente e non è stato quindi mai richiesto alle case farmaceutiche? Dopo il ritiro dal commercio dell’aducanumab chi sta conducendo studi clinici sulla validazione dell’end-point surrogato (rimozione delle placche amiloide)?

(Nicola Vanacore)

Progetti e piani strategici – Lo studio PROTECT-Cog (Prevenzione del Rischio di Declino Cognitivo tramite Terapia Combinata)

L’Associazione Alzheimer ha annunciato il 13 luglio il lancio dello studio PROTECT-Cog (Prevenzione del Rischio di Declino Cognitivo tramite Terapia Combinata), il primo del suo genere a livello mondiale, pensato per valutare se combinare un intervento multidimensionale sulla vita quotidiana, già dimostrato efficace, con un farmaco che agisce sul metabolismo, come un agonista del GLP-1, possa ridurre ulteriormente il rischio di declino cognitivo, lieve deterioramento cognitivo (MCI) e demenza negli adulti ad elevato rischio.

Lo studio PROTECT-Cog coinvolgerà adulti anziani che hanno un rischio aumentato di declino cognitivo e confronterà due approcci di intervento sullo stile di vita: un programma strutturato con coaching intensivo e supporto, e un programma strutturato leggero con lo stesso contenuto principale ma meno contatti con i partecipanti, per valutare i loro effetti sulla salute cognitiva. Lo studio analizzerà anche l'impatto dell'aggiunta di un farmaco che supporta un metabolismo e una funzione immunitaria più sana, per comprendere quale combinazione di interventi sia più efficace nel ritardare il deterioramento cognitivo lieve, valutando allo stesso tempo gli effetti su fragilità, qualità della vita e salute generale. I partecipanti saranno seguiti per tre anni, con valutazioni cognitive e sanitarie complete ogni sei mesi.

La notizia di questo studio fa riflettere considerando le evidenze disponibili sull’efficacia di un agonista del GLP-1 nel trattare persone con demenza di Alzheimer e MCI. Nel mese di maggio sono stati pubblicati i risultati di un RCT condotto in 566 centri in 40 paesi su 3808 pazienti con Alzheimer confermato da amiloide, di età compresa tra 55 e 85 anni, con lieve compromissione cognitiva o demenza lieve dovuta all'Alzheimer per valutare l'efficacia e la sicurezza del semaglutide orale, un agonista del GLP-1, fino a 14 mg una volta al giorno (Cummings JL et al 2026). I risultati mostrano che semaglutide orale dopo un trattamento di 156 settimane (circa 3 anni) non è stato efficace nel rallentare la progressione clinica nei partecipanti con Alzheimer precoce.

(Nicola Vanacore)

Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Evento “Le prospettive di sanità pubblica per le persone con demenza: verso il nuovo Piano Nazionale Demenze

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, il Ministero della Salute promuove per il 21 settembre 2026, a partire dalle ore 9:30, un convegno istituzionale dal titolo “Le prospettive di sanità pubblica per le persone con demenza: verso il nuovo Piano Nazionale Demenze”.

L'iniziativa offrirà un'importante piattaforma di dialogo tra istituzioni, Regioni e Province Autonome, professionisti sanitari, comunità scientifica, associazioni dei familiari e altri attori chiave del settore.

I lavori si apriranno nella mattinata con l'illustrazione del nuovo Piano Nazionale Demenze, il lancio della campagna di comunicazione sulla demenza che ha come target la popolazione generale, le persone con deterioramento cognitivo, i loro familiari e i professionisti sanitari e sociosanitari, e i contributi offerti dalle principali Associazioni nazionali dei familiari.

A seguire, i referenti regionali del Tavolo permanente sulle demenze condivideranno i progetti attuati sui territori grazie alle risorse del Fondo Alzheimer e Demenze. L'attenzione si concentrerà su cinque aree prioritarie di intervento:

potenziamento della diagnosi precoce del Disturbo neurocognitivo (DNC) minore/Mild Cognitive Impairment (MCI) e sviluppo di una carta del rischio cognitivo per la pratica clinica, mediante investimenti, ivi incluso l’acquisto di apparecchiature sanitarie, consolidando il rapporto con i servizi delle cure primarie e proseguendo nell’osservazione dei soggetti con DNC/MCI arruolati fino all’eventuale conversione a demenza;
potenziamento della diagnosi tempestiva del DNC maggiore, consolidando il rapporto con i servizi delle cure primarie;
potenziamento della sperimentazione, valutazione e diffusione di interventi di telemedicina tesi ad assicurare la continuità delle cure in tutti i contesti assistenziali;
definizione di attività di sperimentazione, valutazione e diffusione di interventi di tele-riabilitazione tesi a favorirne l’implementazione nella pratica clinica corrente, anche a partire dai risultati raggiunti con il precedente Fondo;
consolidamento e diffusione della sperimentazione, valutazione e diffusione dei trattamenti psicoeducazionali, cognitivi e psicosociali nella demenza in tutti i contesti assistenziali (Centri per i disturbi cognitivi e demenze, Centri diurni, RSA, cure domiciliari etc.) e comunque nei contesti di vita delle persone.

A conclusione della giornata, verranno presentate le azioni a carattere nazionale promosse dal Ministero della Salute e realizzate dall’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Tavolo permanente sulle demenze, tra cui:

La disseminazione e implementazione delle Linee guida nazionali per la diagnosi e il trattamento delle demenze e del Mild Cognitive Impairment;
La valutazione e l'implementazione delle strategie di prevenzione;
La definizione di un piano formativo rivolto sia ai professionisti sanitari e sociosanitari sia ai caregiver;
L'individuazione di indicatori nazionali per la misurazione della qualità dei servizi e l'efficacia dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA).

L’incontro sarà accessibile a tutti grazie alla diretta streaming trasmessa sui canali ufficiali del Ministero. Il programma preliminare è disponibile sul sito del Ministero della Salute e sul sito dell’Osservatorio Demenze.

(Nicola Vanacore) 

News dalla letteratura scientifica – Il rischio di demenza per i coniugi delle persone con demenza

In uno studio di coorte condotto a Taiwan su persone sposate è stato valutato se i coniugi di persone con demenza abbiano un rischio aumentato di sviluppare demenza ed è stato considerato se questa associazione sia influenzata da fattori demografici, socioeconomici e del contesto familiare. Lo studio ha utilizzato il Database della Ricerca sull'Assicurazione Sanitaria Nazionale di Taiwan dal 1998 al 2022, con follow-up fino al 2022. Per affrontare le limitazioni precedenti dovute a dimensioni del campione ridotte e valutazioni di sottogruppi limitate, sono stati identificati i coniugi di individui con demenza incidentale e abbinati da 1 a 4 a controlli non esposti in base all'anno di nascita, sesso, reddito e livello di urbanizzazione. L'analisi è stata condotta tra il 15 luglio 2025 e il 15 maggio 2026. L’incidenza di demenza per tutte le cause, malattia di Alzheimer e demenza vascolare è stata valutata. I rapporti di rischio (HR) e le differenze di rischio assoluto a 5 anni sono stati stimati utilizzando la regressione di Cox e la g-computation.

La coorte appaiata includeva 955.105 individui, con 118.904 donne esposte e 72.117 uomini esposti, oltre a 475.616 donne non esposte e 288.468 uomini non esposti. La più grande proporzione aveva un'età compresa tra 65 e 74 anni all'ingresso nella coorte, per le donne (47.084 [39,6%]) e per gli uomini (28.477 [39,5%]). I coniugi di individui con demenza avevano un rischio più alto di demenza di qualsiasi causa rispetto ai coniugi non esposti. Per le donne, l'HR era 1,74 (IC 95%, 1,70-1,78), con una differenza di rischio assoluto aggiustata a 5 anni di 2,75 punti percentuali (pp) (IC 95%, 2,63-2,87 pp). Per gli uomini, l'HR era 1,69 (IC 95%, 1,64-1,73), con una differenza di rischio assoluto aggiustata a 5 anni di 3,49 pp (IC 95%, 3,30-3,69 pp).

Risultati simili sono stati osservati negli studi sull'Alzheimer e sulla demenza vascolare. I rischi relativi erano più alti a età più giovani, mentre le differenze di rischio assoluto aumentavano con l'età. Per la demenza di qualsiasi causa, il legame era più debole nelle persone con reddito più alto o con più figli. Per il resto, le associazioni erano abbastanza simili tra i generi e tra chi viveva in città. In conclusione, in questo studio di coorte su persone sposate a Taiwan, i coniugi di individui con demenza avevano un rischio maggiore di demenza rispetto ai coniugi non esposti. L'associazione variava a seconda del contesto familiare e socioeconomico, evidenziando l'importanza del contesto domestico nella valutazione del rischio di demenza.

(Nicola Vanacore)

Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web Immidem e Osservatorio Demenze

Sono aperte le iscrizioni per il XIX convegno “I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza” che si terrà a Roma il 23 e 24 novembre 2026. Inoltre, vi informiamo che la scadenza per l’invio di abstract è stata prorogata al 21 settembre p.v. Maggiori informazioni disponibili a questo link

Inoltre, sono aperte le iscrizioni al XXI corso “Epidemiologia clinica delle demenze” che si terrà a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026. Il corso sarà esclusivamente in presenza, il modulo di iscrizione è disponibile a questo link

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