Newsletter 16/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.16/2026
In questo numero viene presentato un contributo sul tema della vita reale delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie sulla scia di due recenti notizie di cronaca. L’attenzione verso la realtà da parte di chi ha un compito istituzionale deve essere sempre massima in modo tale da poter cogliere tempestivamente segnali di disagio e di poter organizzare azioni a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà. Il secondo contributo riguarda due grandi progetti in corso in Gran Bretagna sull’uso dei biomarcatori plasmatici nella diagnosi delle diverse forme di demenza. Gli studi, per metodologia e numerosità, forniranno un importante contributo alla comprensione della biologia alla base del complesso fenomeno della demenza. All’orizzonte si intravedono importanti cambiamenti per la clinica e la sanità pubblica. La sfida ora è di tradurre l’insieme di queste conoscenze in criteri operativi, raccomandazioni e più in generale in policy orientate al miglior governo possibile del deterioramento cognitivo. L’aggiornamento sui progetti del Fondo Alzheimer e Demenze riguarda il trial INFORMA. Dopo un lavoro tecnico-amministrativo e scientifico estenuante tra mille difficoltà si è giunti in uno snodo cruciale: i prossimi quattro mesi saranno decisivi per la fattibilità dello studio. L’auspicio è che con il contributo di tutte le componenti coinvolte si possa realizzare questa sperimentazione da grande impatto terapeutico per le persone con demenza e i loro familiari. L’approfondimento della letteratura riguarda le ondate di calore. In uno studio condotto in Cina si è mostrato la relazione tra l’eccesso di calore diurno e notturno e la mortalità delle persone con demenza. In considerazione dei profondi cambiamenti climatici in corso è urgente definire azioni di prevenzione per proteggere le persone più vulnerabili come quelle con demenza. Infine nelle news sono riportati i due eventi autunnali in programma presso l’Istituto Superiore di Sanità: il corso di epidemiologia delle demenze e il convegno dei CDCD.
(Nicola Vanacore)
Approfondimenti tematici - La vita reale delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie
Due recenti fatti di cronaca hanno riportato all’attenzione pubblica il dramma vissuto da molte persone non autosufficienti e dalle loro famiglie. Pasquale Centrone, detto Tuccino, noto ristoratore di Polignano a Mare, convive da vent’anni con la SLA e ha chiesto al Presidente della Regione Puglia di aiutarlo ad accedere al suicidio assistito in Toscana. Nel suo appello, tuttavia, non emerge soltanto la volontà di porre fine alla propria vita, ma soprattutto la denuncia dell’assenza di un’assistenza domiciliare continuativa e dignitosa per le persone con bisogni assistenziali complessi. In un altro caso, Roberto Rizzioli, 82 anni, ha ucciso la moglie Gianna Galletti, malata da lungo tempo, e poi si è tolto la vita. Non conosceremo mai pienamente il peso della sofferenza, della solitudine e della disperazione che hanno preceduto quel gesto. Episodi simili, tuttavia, ci obbligano a interrogarci su ciò che accade quando il carico della malattia e dell’assistenza ricade quasi interamente su coniugi e familiari anziani.
Questi fatti devono essere letti nel contesto più ampio della non autosufficienza in Italia. La Puglia, grazie all’appello choc di Pasquale Centrone, ha fatto emergere il paradosso di quanti fragili e non autosufficienti, pur desiderando vivere si rassegnano, per solitudine e un vuoto assistenziale, a un fine vita “fai da te”, chiamato suicidio-assistito. La Puglia, con famiglie disgregate e sole, un crescente numero di donne impegnate nel lavoro, grandi anziani e casi demenza e non autosufficienti in aumento, è uno specchio del ns paese. Sulla base dei tassi nazionali disponibili, si può stimare che tra 170.000 e 200.000 pugliesi con più di 65 anni vivano una condizione di non autosufficienza e che le persone con demenza siano indicativamente intorno ai 70.000. Si tratta, è importante precisarlo, di estrapolazioni epidemiologiche e non di un censimento puntuale (Istat).
La maggior parte di queste persone vive al proprio domicilio ed è assistita dai familiari, talvolta con l’aiuto di badanti (assistenti privati, di origine straniera). I servizi pubblici intervengono, ma spesso non garantiscono la continuità dell’assistenza quotidiana. Secondo l’indagine 2024 di Italia Longeva, nel 2023 l’Assistenza Domiciliare Integrata in Puglia ha raggiunto il 2,49% degli over 65 e il 4,16% degli over 75, valori tra i più bassi d’Italia. La presa in carico sanitaria, inoltre, può comprendere prestazioni di intensità molto diversa (visite specialistiche, prescrizione di farmaci e ricoveri, ADI e SAD) e non equivale necessariamente a un’assistenza continuativa.
Il sistema di welfare continua quindi a fondarsi in larga misura sulle famiglie. Igiene, alimentazione, sorveglianza, mobilità, gestione dei disturbi comportamentali e sostegno emotivo restano prevalentemente a loro carico. Il problema, nel contesto reale, non è soltanto il gesto finale raccontato dai mezzi di informazione. Il vero problema è ciò che accade prima: anni di fatica, isolamento, impoverimento e spese crescenti insostenibili, e richieste di aiuto rimaste senza risposta. Concentrarsi esclusivamente sul suicidio assistito o sull’omicidio-suicidio significa guardare il dito e non la luna. Occorre rafforzare l’assistenza domiciliare, i centri diurni, i servizi di sollievo e la figura del case manager, affinché la persona e la famiglia siano accompagnate durante l’intero percorso della malattia. Ma perché le demenze non restino comunque una tragedia familiare, è necessario rivedere il paradigma stesso delle demenze, non più come un fatto privato delle famiglie, ma come un rischio sociale di cui tutta la società si prenda carico, organizzando e finanziando tutta la rete dei servizi territoriali (LTC). Queste morti non possono più essere considerate tragedie private inevitabili, ma segnali di una responsabilità collettiva e istituzionale non più rinviabile.
(Pietro Sangiorgio, Presidente Associazione Alzheimer Salute e Architettura)
Progetti e piani strategici – I progetti sui biomarcatori plasmatici in corso in Gran Bretagna
In Gran Bretagna sono in corso due studi sull’uso dei biomarcatori plasmatici nella diagnosi della demenza di Alzheimer e delle altre forme di demenza con un investimento economico di circa dodici milioni di euro da parte del NHS. Nel primo studio, il team ADAPT (Diagnosi della Malattia di Alzheimer e pTau217 nel Plasma), coordinato dal Professor Jonathan Schott e dalla Dott.ssa Ashvini Keshavan (entrambi presso l'UCL Queen Square Institute of Neurology), sta studiando se un esame del sangue che misura la proteina p-tau217 possa migliorare l’accuratezza della diagnosi precoce della demenza di Alzheimer. L’obiettivo è quello di valutare se il dosaggio plasmatico di questa proteina possa essere utile nella pratica clinica per garantire un accesso tempestivo e più equo alla diagnosi e ai futuri trattamenti nel NHS. Lo studio mira a reclutare 1.100 partecipanti attraverso i servizi per la memoria del NHS ed includerà persone provenienti da contesti geografici, etnici ed economici diversi, oltre a chi convive con altre condizioni di salute, per garantire che i risultati siano rilevanti e inclusivi per la popolazione più ampia.
Nel secondo studio, quello di Oxford, saranno invece riesaminati i test del sangue di quasi 4mila persone per capire quale tipo di analisi possa essere più adeguata per individuare non solo l’Alzheimer ma anche altre forme di demenza come quella a corpi di Lewy, quella vascolare e la demenza fronto-temporale. Un team, chiamato READ-OUT, coordinato dalla Dr.ssa Vanessa Raymont insieme a ricercatori di Dementias Platform UK delle Università di Oxford e Cambridge valuterà diversi esami del sangue già esistenti e nuovi, esaminando quindi una gamma d diversi tipi di demenza. I ricercatori valuteranno anche se gli esami del sangue potranno aiutare a rilevare queste forme di demenza nelle varie fasi di malattia. Saranno inclusi nella coorte anziani, minoranze etniche e chi presenta numerose comorbidità, categorie poco valutate nelle precedenti indagini sul tema.
Quando nei prossimi anni saranno disponibile i risultati di questi due studi, presumibilmente a fine 2029 dopo un follow-up di circa 5 anni, sarà possibile disporre di un quadro di evidenze scientifiche più solido e maggiormente rappresentativo delle popolazioni che potranno trarne un beneficio dall’uso dei biomarcatori plasmatici nella diagnosi precoce delle diverse forme di demenza.
(Nicola Vanacore)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Un aggiornamento sul trial INFORMA
Il trial clinico multicentrico, randomizzato e controllato, sull’efficacia e sicurezza del software “INFORMA 2.0” nel disturbo neurocognitivo minore (Mild Cognitive Impairment) e nel disturbo neurocognitivo maggiore (demenza) di grado lieve” coordinato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU) di Padova con il supporto dell’Osservatorio Demenze dell’ISS si trova in uno snodo cruciale per la sua realizzazione.
Si ricorda che si tratta di una progettualità inserita nella linea strategica 4 del Fondo Alzheimer e Demenze 2024-2026. Il trial coinvolge 21 CDCD di 14 Regioni ed ha un costo stimato in 2,5 milioni di euro ai quali si aggiungono 1,3 milioni di euro già utilizzati dal Veneto e Friuli Venezia Giulia nel Fondo Alzheimer e Demenze 2021-2023 per acquisire evidenze sull’usabilità del software. Il trial rappresenta una grandissima novità nel panorama nazionale ed internazionale. Si tratta infatti di condurre uno studio clinico volto alla raccolta di dati di efficacia e sicurezza nel trattamento di soggetti con disturbo neurocognitivo e finalizzato all’approvazione ministeriale del software INFORMA 2.0 quale dispositivo medico di classe IIa, secondo MDR 2017/745. Il software INFORMA è di proprietà dell’AOU di Padova che per poter procedere in questo percorso è anche il fabbricante del futuro, qualora il trial fornisca evidenze positive, dispositivo medico.
Il punto cruciale di questa vicenda è che per poter arruolare il primo paziente a gennaio dobbiamo urgentemente accelerare nella parte tecnica-amministrativa in modo tale da avere a disposizione la nuova versione del software INFORMA, firmato gli accordi di collaborazione scientifica tra AOU di Padova, Regione e ASL dove si trova il CDCD, individuato dopo l’espletamento di un bando europeo la CRO del trial, ottenuta l’approvazione definitiva del CEN e del Ministero della Salute e condotta una fase pilota nei CDCD del Veneto che partecipano al trial multicentrico. Tutto ciò deve realizzarsi entro la fine dell’anno e deve coincidere anche con l’ufficializzazione della proroga da parte del Ministero della Salute al 31 luglio 2028.
L’auspicio è che tutto ciò possa essere realizzato. L’obiettivo da raggiungere è di grandissimo valore per il ns SSN pubblico: mettere a disposizione delle migliaia di persone con MCI e demenza lieve una opportunità terapeutica in grado di stimolare le funzioni cognitive. Sono coinvolte in questo trial alcune centinaia di persone con i profili tecnico-amministrativi e socio-sanitari. Gli ostacoli superati sono stati molti e molti sono ancora all’orizzonte. Avere la consapevolezza del valore dell’intera operazione aiuta a trovare le soluzioni per poter procedere più rapidamente possibile e raggiungere l’obiettivo. L’invito è a rileggere il protocollo dello studio, la pubblicazione sull’usabilità del software INFORMA (Basso et al 2026) e soprattutto a considerare quali sono le evidenze scientifiche dei dispositivi medici attualmente in commercio per il trattamento dei disturbi cognitivi. In questo c’è la ratio profonda del perché vi è necessità di condurre questo trial.
(Nicola Vanacore)
News dalla letteratura scientifica – Le ondate di calore e i decessi delle persone con demenza
In uno studio sono stati analizzati i record individuali di morte per demenza in tutte le contee della Cina continentale dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2019, utilizzando un approccio caso-crossover stratificato per tempo. L'analisi statistica è stata condotta dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2019.
Il disegno case-crossover stratificato per tempo a livello individuale è una variante dello studio caso-controllo ed è stato ampiamente utilizzato nel campo dell'epidemiologia ambientale. Tale disegno controlla efficacemente i fattori di rischio a livello individuale, quali fattori demografici, socioeconomici e comportamentali, mediante l'auto-appaiamento (self-matching). Inoltre, elimina automaticamente le tendenze temporali selezionando i gruppi di controllo all'interno dello stesso mese. Nell’analisi di questo studio, il giorno dell'evento (case day) è stato definito come il giorno del decesso. È stato quindi appaiato ogni giorno dell'evento con 3 o 4 giorni di controllo ricadenti nello stesso anno, mese e giorno della settimana, al fine di tenere conto delle variazioni sia a lungo che a breve termine e della stagionalità. Ad esempio, se la data del decesso fosse stata martedì 15 gennaio 2019, tale data avrebbe costituito il giorno dell'evento, mentre tutti gli altri martedì del mese di gennaio 2019 (ovvero l'1, l'8, il 22 e il 29) avrebbero funto da giorni di controllo. Due nuove metriche del calore: eccedenza di notte calda (HNE) ed eccedenza di giorno caldo (HDE), che rappresentano rispettivamente l'intensità del calore notturno e diurno.
Lo studio ha coinvolto 132.573 decessi correlati alla demenza (età media [DS], 82,5 [22,5] anni; 73.086 donne [55,1%]). Per una soglia del 95%, la soglia mediana per le notti calde era di 24,5 °C (IQR, 20,1 °C-26,2 °C) con un HNE di 3,7 °C (IQR, 3,1 °C-4,3 °C), e la soglia mediana per i giorni caldi era di 33,3 °C (IQR, 29,9 °C-34,7 °C) con un HDE di 0,6 °C (IQR, 0,5 °C-0,8 °C). Sia il caldo notturno che quello diurno erano associati a un aumento del rischio di decessi correlati alla demenza. Le associazioni delle notti calde con il rischio di decessi correlati alla demenza si sono mantenute per 6 giorni, mentre le associazioni dei giorni caldi con il rischio di decessi correlati alla demenza si sono estese per 10 giorni. L'HDE estremo aveva un rischio relativo più alto di decessi correlati alla demenza, con un carico maggiore associato all'HNE estremo a soglie più severe. Con una soglia del 97,5%, l'odds ratio per i decessi legati alla demenza era di 1,38 (IC 95%, 1,22-1,55) per HNE estremo e di 1,46 (IC 95%, 1,27-1,68) per HDE estremo, con una frazione attribuibile dell'1,45% (intervallo di confidenza empirico 95% [95%eCI], 1,43%-1,47%) per HNE estremo e dell'1,10% (95%eCI, 1,08%-1,11%) per HDE estremo. Le analisi per sottogruppi hanno suggerito una maggiore suscettibilità tra le donne, le persone sopra i 75 anni e chi ha un livello di istruzione più basso. Sono state osservate disparità regionali, con le persone del sud più sensibili al caldo notturno e quelle del nord più sensibili al caldo diurno. I risultati di questo studio nazionale suggeriscono che sia il caldo notturno che quello diurno sono associati a un aumento del rischio di morti legate alla demenza, con un peso maggiore associato al caldo notturno. Questi risultati evidenziano la necessità di interventi specifici per orario per ridurre il rischio derivante dal caldo estremo.
(Nicola Vanacore)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web Immidem e Osservatorio Demenze
Sono aperte le iscrizioni per il XIX convegno “I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza” che si terrà a Roma il 23 e 24 novembre 2026. Inoltre, vi ricordiamo che è aperta la call for abstract. Maggiori informazioni disponibili a questo link.
Inoltre, sono aperte le iscrizioni al XXI corso “Epidemiologia clinica delle demenze” che si terrà a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026. Il corso sarà esclusivamente in presenza, il modulo di iscrizione è disponibile a questo link.


