Newsletter 12/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.12/2026
Introduzione
In questo numero della Newsletter dell’Osservatorio Demenze viene presentato il progetto PNRR BIOVALID che ha l’obiettivo di sviluppare e validare test ematici nella diagnosi precoce di Alzheimer ed il contributo dell’Italia alla Joint Action europea JADE Health sul tema della prevenzione della demenza e dell’ictus. Entrambe le progettualità collocano il nostro Paese all’avanguardia della ricerca della demenza con la finalità di poter governare al meglio un fenomeno estremamente complesso dal grande impatto sociale, sanitario ed economico per la società. Sulla stessa scia viene presentato un aggiornamento del trial clinico INFORMA, la principale attività trasversale del Fondo Alzheimer e Demenze 2024-2026. Il progetto si trova a un crocevia fondamentale per la sua realizzazione. L’auspicio è che la parte amministrativa dello studio sostenga adeguatamente la parte scientifica. I prossimi mesi saranno decisivi. Nell’approfondimento della letteratura vengono presentati i risultati di uno studio caso-controllo condotto nel setting della medicina generale con l’obiettivo di identificare i segni e sintomi precoci della diagnosi di demenza giovanile rispetto a quella tardiva. Infine, nelle news si ricorda che è possibile inviare gli abstract per la XIX edizione del convegno dei CDCD di novembre ed iscriversi al XXI corso di epidemiologia delle demenze di ottobre. Entrambi gli eventi si terranno presso l’ISS.
(Nicola Vanacore)
Approfondimenti tematici - Il progetto PNRR BIOVALID
Il progetto “Clinical application and usability of Blood Biomarkers as screening tool in Alzheimer disease: a Validation Study” (PNRR-MCNT2-2023-12377271), finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del PNRR – Missione 6 Salute, nasce con l’obiettivo di validare l’utilizzo dei biomarcatori plasmatici come strumenti innovativi per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer.
Coordinato dal Prof. Camillo Marra dell’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, il progetto ha una durata di 24 mesi e coinvolge quattro unità operative: IRCCS Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli (Roma); Istituto Superiore di Sanità (Roma); Azienda Ospedaliera dei Colli (Napoli); AOU Policlinico Paolo Giaccone (Palermo).
La rete clinica comprende sei centri distribuiti sul territorio nazionale, Roma, Napoli, Palermo, Torino, Vicenza e Modena, al fine di garantire una rappresentatività dell’intera popolazione italiana.
Le malattie neurodegenerative rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari. Attualmente, i biomarcatori utilizzati nella diagnosi dell’Alzheimer richiedono metodiche invasive o costose, come la puntura lombare per l’analisi del liquido cerebrospinale o la PET amiloidea. Il progetto punta quindi a sviluppare e validare test ematici meno invasivi, accessibili e sostenibili, utilizzando biomarcatori plasmatici di amiloidopatia, tauopatia, neurodegenerazione e neuroinfiammazione.
Saranno arruolati circa 600 partecipanti provenienti dai Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD). Una parte fondamentale del progetto riguarderà inoltre una coorte di popolazione residente in Sicilia coinvolta nello Zabut Aging Project (ZAP), studio epidemiologico longitudinale che consentirà di valutare il valore diagnostico e prognostico dei biomarcatori plasmatici nella popolazione generale.
Lo studio prevede tre obiettivi principali:
1. valutare la concordanza tra biomarcatori plasmatici e liquorali nei soggetti con disturbi cognitivi;
2. identificare i migliori cut-off diagnostici per distinguere le persone con malattia di Alzheimer e mild cognitive impairment (MCI) da altre forme di decadimento cognitivo;
3. valutare le performance diagnostiche e prognostiche dei biomarcatori plasmatici nella popolazione generale, individuando la migliore combinazione di marcatori di neurodegenerazione e neuroinfiammazione per discriminare persone con malattia di Alzheimer/MCI dalle altre condizioni cliniche e predire la progressione della malattia.
Nel complesso, i risultati del progetto potrebbero favorire un vero cambiamento di paradigma nella pratica clinica, promuovendo l’introduzione di strumenti diagnostici affidabili, meno invasivi e più sostenibili. Questo potrà aprire nuove opportunità nel ridurre il ricorso a indagini costose nei soggetti a basso rischio e facilitando un accesso più precoce alla diagnosi e agli interventi nei soggetti ad alto rischio. La validazione di questi biomarcatori potrebbe quindi avere importanti ricadute economiche e sociali, migliorando la gestione dei sistemi sanitari e la qualità di vita delle persone con decadimento cognitivo e dei loro caregiver.
(Paola Piscopo)
Progetti e piani strategici – La prevenzione della demenza e dell’ictus: il contributo italiano alla Joint Action europea JADE Health
Il 26 giugno, presso il Centro Studi Americani di Roma, si terrà l’evento “La prevenzione della demenza e dell’ictus. Il contributo italiano alla Joint Action europea JADE Health”, promosso dalla Rete IRCCS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione (RIN) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività del Work-Package 7 della Joint Action europea JADE Health, dedicate alla prevenzione integrata di demenza e ictus, e rappresenta l’avvio della fase operativa dello studio pilota nazionale.
Lo studio ha l’obiettivo di sperimentare un modello di prevenzione, basato su strumenti informativi e formativi evidence-based, con l’intento di favorire una maggiore consapevolezza sui principali fattori di rischio modificabili e contribuire ad accrescere la consapevolezza delle persone rispetto all’importanza di adottare stili di vita sani e di gestire attivamente i fattori di rischio. Al centro del percorso vi sarà un toolkit, realizzato per accompagnare l’implementazione del progetto nei centri partecipanti.
Il programma di sperimentazione coinvolgerà oltre 20 centri italiani, grazie alla collaborazione della rete degli Istituti Virtuali Nazionali Demenze e Malattie Cerebrovascolari, insieme all’Università di Modena e Reggio Emilia e all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola di Bologna. Il progetto vedrà dunque la partecipazione di professionisti sanitari, persone con esperienza vissuta e relativi partner, accompagnatori e caregiver, in una prospettiva orientata alla promozione della salute del cervello e al rafforzamento delle strategie di prevenzione.
L’evento rappresenta un’occasione di confronto tra ricerca, sanità pubblica, reti cliniche, società scientifiche e associazioni. In questa prospettiva, la prevenzione di demenza e ictus non riguarda solo l’identificazione dei fattori di rischio, ma anche la capacità di costruire percorsi transdisciplinari, accessibili e sostenibili, capaci di collegare evidenze scientifiche, pratica clinica e partecipazione attiva delle comunità.
(Guido Bellomo)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Il momento cruciale del trial clinico INFORMA
Lunedì 8 giugno si è tenuta una riunione in remoto sul trial INFORMA che ha visto la partecipazione dei referenti dei centri clinici e dei referenti regionali che partecipano al Tavolo nazionale permanente delle demenze. Si ricorda che il trial, inserito nella Linea Strategica 4 del Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26, coinvolge 21 CDCD di 14 Regioni ed è coordinato dall’AOU di Padova con il supporto dell’Osservatorio Demenze dell’ISS.
L’obiettivo, molto ambizioso, è di condurre una sperimentazione clinica per valutare se il software INFORMA, di proprietà dell’AOU di Padova, possa essere efficace nello stimolare le funzioni cognitive di pazienti con mild cognitive impairment (MCI) o con demenza lieve. Inoltre, seguendo il dettato della Linea Strategica 4 (“definizione di attività di sperimentazione, valutazione e diffusione di interventi di tele-riabilitazione tesi a favorirne l’implementazione nella pratica clinica corrente, anche a partire dai risultati raggiunti con il precedente Fondo”)(Decreto del 5 settembre 2024 del Ministero della Salute, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 235 del 7 ottobre 2024) il trial è stato disegnato con l’obiettivo, qualora i risultati saranno positivi, di sviluppare il software INFORMA ad essere poi un dispositivo medico autorizzato all’immissione in commercio con marchio CE. Ciò significherebbe, per la prima volta in Italia, che un dispositivo medico di proprietà pubblica potrebbe costituire un’opportunità terapeutica, da utilizzare in remoto, per migliaia di pazienti. L’impegno tecnico-scientifico ed amministrativo del Gruppo di coordinamento, del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), dei centri clinici e di tutte le componenti dell’AOU di Padova è stato immane.
Si è cercato di rispettare la tempistica prevista dal cronogramma del Fondo Alzheimer e Demenze (luglio 2027) ma senza successo. Il 29 maggio, il PI del trial, Carlo Gabelli, con il sottoscritto, coPI, hanno chiesto una proroga di 12 mesi (luglio 2028) al Ministero e a tutte le 14 Regioni per poter condurre ed ultimare la sperimentazione clinica. Si ricorda che il trial coinvolge circa 80 ricercatrici e ricercatori, con l’obiettivo di arruolare 450 pazienti e rappresenta un investimento economico di circa 2,5 milioni di euro del Fondo Alzheimer e Demenze 2024-2026 ai quali si aggiungono i circa 1,3 milioni del Fondo precedente che hanno consentito di raccogliere ed analizzare i dati sull’usabilità del software (Basso 2026).
Il gruppo di coordinamento e il CTS hanno inoltre preparato due report scientifici che sono in fase di sottomissione a delle riviste scientifiche: uno sul protocollo dello studio, l’altro su una revisione sistematica delle applicazioni in commercio che stimolano le funzioni cognitive. Quale è ora l’auspicio? Che il Ministero autorizzi la proroga e soprattutto che l’AOU di Padova velocizzi, anche con una procedura amministrativa urgente, la pubblicazione del bando europeo per individuare la CRO del trial. L’obiettivo è quello di arruolare i primi pazienti a gennaio 2027. Se questi due eventi non si realizzeranno in tempi rapidi tutto il lavoro finora condotto sarebbe stato vano. In una prospettiva di sanità pubblica, questo trial colloca l’Italia all’avanguardia in un momento storico in cui sono in corso di valutazione ed implementazione nuove terapie farmacologiche dal profilo rischio-beneficio discutibile e con un impatto solo su una piccolissima frazione d pazienti del mondo reale. È importante sottolineare che questo è un momento cruciale per la realizzazione del trial INFORMA. È importante che tutti ne abbiano maggiore consapevolezza.
(Nicola Vanacore)
News dalla letteratura scientifica – Riconoscere l'invisibile: come i sintomi sociali e affettivi possono anticipare la demenza giovanile
La demenza è comunemente percepita come una malattia dell'età avanzata, caratterizzata principalmente da dimenticanze e disorientamento spaziale o temporale. Tuttavia, quando la patologia si manifesta prima dei 65 anni, configurandosi come demenza a esordio giovanile (YOD, Young-Onset Dementia), i primi campanelli d'allarme sono molto diversi e spesso sfuggenti. Oggi riportiamo i principali risultati di un recente studio caso-controllo olandese che ha analizzato i registri dei medici di medicina generale, svelando che i segni e sintomi precedenti la diagnosi di demenza giovanile possono differire significativamente da quelli della demenza a esordio tardivo (LOD, Late-Onset Dementia) fino a cinque anni prima della diagnosi formale.
La scoperta maggiormente interessante emerge per quanto riguarda i cosiddetti "indicatori sociali", ossia problematiche non strettamente cliniche che coinvolgono l'ambiente relazionale e lavorativo del paziente. Le persone con diagnosi di YOD mostrano una probabilità significativamente più alta di manifestare difficoltà sociali già da cinque, quattro e un anno prima della diagnosi rispetto ai pazienti con diagnosi di LOD.
Mentre nella demenza tardiva l'esordio è più legato agli aspetti cognitivi, nei pazienti più giovani si osserva una vasta gamma di segni e sintomi legati alla loro fase attiva della vita: problemi sul lavoro, licenziamenti insoliti, difficoltà finanziarie e forti tensioni relazionali. Ad un anno dalla diagnosi, la presenza di questi indicatori sociali subisce un'impennata drammatica, passando dal 19,5% al 63,6% nei casi di YOD, un incremento molto più ripido rispetto a quanto avviene nella LOD. Questo dimostra che l'impatto psicosociale della malattia inizia a sgretolare la quotidianità dell’individuo ben prima che i medici riescano a formulare una diagnosi clinica.
Un altro elemento di forte divergenza è rappresentato dai sintomi affettivi, come la depressione, l'ansia, la perdita di iniziativa e l'ideazione suicidaria. Lo studio evidenzia che i pazienti con YOD hanno una probabilità più che raddoppiata di riferire disturbi dell'umore a due anni e a un anno dalla diagnosi rispetto ai controlli LOD. Di contro, i disturbi della deambulazione sono risultati decisamente meno frequenti nella popolazione giovane rispetto a quella anziana, dato che forse non sorprende, poiché i soggetti con LOD presentano una maggior fragilità fisica rispetto ai soggetti più giovani. Inoltre, i disturbi della deambulazione possono rappresentare un sintomo iniziale della demenza vascolare, la cui prevalenza è maggiore nei soggetti anziani.
Inaspettatamente, l'analisi non ha riscontrato differenze statisticamente significative tra i due gruppi per quanto riguarda i sintomi cognitivi generali nei cinque anni precedenti. Entrambi i gruppi mostrano alti tassi di disturbi della memoria, ma nei giovani i problemi di linguaggio e la perdita di iniziativa tendono a sovrapporsi ai quadri psichiatrici, portando spesso i medici a confondere la demenza con una depressione maggiore o con lo stress causato magari da un ambiente lavorativo.
A causa di questa eterogeneità e della mancanza di criteri diagnostici orientati ai giovani, il ritardo diagnostico per la YOD è molto elevato: in media passano 4,4 anni dai primi sintomi alla diagnosi, contro i 2,8 anni della demenza tardiva.
Gli autori chiariscono che questi risultati devono essere considerati con cautela innanzitutto per la natura retrospettiva dello studio oltre che per la dimensione ridotta del campione considerato poiché erano stati inclusi 88 casi di YOD e 174 casi di LOD.
Questo studio sottolinea il ruolo fondamentale dei medici di medicina generale come gatekeeper all’assistenza sociosanitaria e alla presa in carico per le persone con demenza, rappresentando dunque il primo filtro d'accesso alle cure specialistiche. I medici di medicina generale dovrebbero essere sensibilizzati a non sottovalutare i cambiamenti nella sfera affettiva e sociale nei pazienti con età inferiore ai 65 anni. Intercettare tempestivamente questi segni e sintomi non clinici potrebbe rappresentare la chiave per garantire alle famiglie il supporto necessario, pianificare il futuro lavorativo e migliorare notevolmente la qualità della vita delle persone con YOD.
(Antonio Ancidoni)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web Immidem e Osservatorio Demenze
Vi ricordiamo che è aperta la call for abstract del XIX convegno “I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza” che si terrà a Roma il 23 e 24 novembre 2026. Maggiori informazioni disponibili a questo link.
Inoltre, sono aperte le iscrizioni al XXI corso “Epidemiologia clinica delle demenze” che si terrà a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026. Il corso sarà esclusivamente in presenza, il modulo di iscrizione è disponibile a questo link.


