Newsletter 9/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.9/2026
In questo numero viene proposto un intervento concreto della Norvegia per preservare la salute cognitiva soprattutto delle nuove generazioni. In particolare, il provvedimento norvegese vieta la promozione di alimenti e bevande non salutari. Nel secondo contributo vengono riportati i risultati di un’iniziativa europea definita “Ageing Deal” che racchiude l’impegno congiunto di tre progetti finanziati dall’Unione Europea quali COMFORTage, STAGE e SmILE. Tali iniziative, seppur lodevoli, sottolineano sempre la problematica di prevedere sia nella fase progettuale che di realizzazione una fase di implementazione dei risultati raggiunti. Il rischio è sempre quello che una volta chiusi i progetti non si riesca ad implementare nel modo auspicabile i risultati raggiunti. Nel terzo contributo si condivide un’attività in corso al Tavolo permanente delle demenze, cioè l’aggiornamento del documento “Raccomandazioni per la governance e la clinica nel settore delle demenze”. Un documento poco conosciuto dai professionisti sanitari e sociosanitari proprio per la carenza appena riportata nel prevedere un’adeguata disseminazione ed implementazione delle raccomandazioni che rappresentano il core del testo. L’obiettivo quindi del Tavolo è non solo quello di aggiornare il documento ma di prevedere fin da subito una strategia di disseminazione ed implementazione delle raccomandazioni. L’approfondimento della letteratura è focalizzato sul tema della prevenzione. Infine, si diffondono due save the date, quello relativo al corso di epidemiologia delle demenze e quello del convegno dei CDCD di novembre.
(Nicola Vanacore)
Approfondimenti tematici - Prevenzione, infanzia e fattori di rischio per la salute cognitiva: il caso norvegese nel dibattito europeo
La Norvegia ha compiuto un passo decisivo nella tutela della salute dei più giovani, introducendo una nuova legislazione che vieta il marketing di alimenti e bevande non salutari rivolto a bambini e adolescenti. Il provvedimento, entrato in vigore nel 2026, è stato accolto con favore dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ed è considerato tra i più avanzati nell’intera Regione europea.
Perché è una misura importante
Secondo l’OMS, sovrappeso e obesità rappresentano alcune delle principali sfide di sanità pubblica in Europa, responsabili di oltre 1,2 milioni di morti ogni anno e fortemente associati a malattie cardiovascolari, diabete e ad alcune forme di tumore. In Norvegia, più di un bambino su cinque in età scolare vive con problemi di sovrappeso o obesità, un dato in linea con la media europea.
Le evidenze scientifiche mostrano che l’esposizione precoce e ripetuta al marketing di alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sale influisce in modo significativo sulle preferenze e sulle abitudini alimentari dei bambini. Uno studio citato dall’OMS ha rilevato che circa l’80% delle pubblicità alimentari rivolte ai bambini in Norvegia promuoveva prodotti non salutari.
Alimentazione, corso di vita e salute cognitiva
Un’alimentazione non equilibrata e i fattori di rischio cardiometabolici associati, come obesità, ipertensione e diabete, sono oggi riconosciuti tra i fattori modificabili che, lungo il corso di vita, contribuiscono anche al rischio di declino cognitivo e demenza. In questa prospettiva, gli interventi precoci sugli ambienti alimentari assumono un valore che va oltre la prevenzione delle malattie croniche, inserendosi in una strategia più ampia di promozione della salute cerebrale fin dall’infanzia.
Cosa prevede la nuova legislazione
La normativa norvegese vieta la promozione di alimenti e bevande non salutari attraverso:
pubblicità tradizionali (TV, stampa, affissioni);
canali digitali e social media;
influencer marketing e product placement;
sponsorizzazioni e messaggi indiretti rivolti ai minori.
La legge si applica a tutti i minori di 18 anni e introduce criteri nutrizionali chiari per stabilire quali prodotti possano essere promossi e quali no, superando l’approccio di autoregolamentazione dell’industria alimentare, ritenuto insufficiente negli anni precedenti.
Un segnale per il dibattito europeo
Secondo l’OMS, «non si tratta di una questione di scelte individuali, ma degli ambienti in cui crescono i bambini», sottolineando come la normativa norvegese rappresenti un’azione basata su solide evidenze scientifiche, in grado di incidere strutturalmente sul contesto alimentare.
L’iniziativa si inserisce in un movimento internazionale più ampio volto a creare ambienti favorevoli alla salute fin dall’infanzia e contribuisce al dibattito europeo sulle politiche di prevenzione lungo il corso di vita, in un’epoca in cui il marketing digitale supera facilmente i confini nazionali.
Uno spunto per il dibattito anche in Italia e in Europa
Per i decisori politici, i professionisti della sanità pubblica e il mondo dell’educazione, l’esperienza norvegese rappresenta un esempio di come interventi sugli ambienti di vita possano sostenere strategie integrate di prevenzione. Le evidenze richiamate dall’OMS indicano che l’attenzione al contesto in cui crescono le nuove generazioni può contribuire in modo significativo alla promozione della salute, inclusa quella cognitiva, lungo tutto l’arco della vita.
La notizia completa è disponibile al seguente link: Norway’s new law shields children from marketing of unhealthy foods
(Guido Bellomo)
Progetti e piani strategici – Iniziativa europea “Ageing Deal”
Il 23 Aprile 2026 si è tenuta a Roma la Conferenza “Enabling and Enhancing Prevention and Healthcare Management Across the Ageing Life Course”, secondo evento (dopo quello di Barcellona del maggio 2025) organizzato da Ageing Deal, iniziativa europea volta a promuovere un futuro più inclusivo e in buona salute per la popolazione anziana, che prende spunto dalla consapevolezza che vivere più a lungo è sicuramente un importante traguardo collettivo che è stato raggiunto in Europa, ma che pone alle nostre società sfide altrettanto importanti per operare trasformazioni nei sistemi sociali, sanitari e assistenziali. L’obiettivo finale è quello di sostenere politiche per l’invecchiamento e per l’innovazione che possano promuovere salute ed equità per le diverse generazioni e le diverse regioni europee.
La Conferenza è stata organizzata grazie all’impegno congiunto di tre progetti finanziati dall’Unione Europea, e precisamente COMFORTage, STAGE e SmILE, che sviluppano e implementano, attraverso studi-pilota, soluzioni basate su evidenze scientifiche allo scopo di rispondere ai bisogni emergenti nell’ottica della sostenibilità a lungo termine. Più specificamente, COMFORTage è un network di competenze sanitarie, sociali, umanistiche e tecnologiche che si propone di creare un contesto pan-europeo di collaborazioni per la prevenzione, il monitoraggio e la gestione di soluzioni integrate per la demenza e la fragilità. Il Progetto STAGE si propone invece di approfondire il tema dell’invecchiamento in buona salute e della multi-morbilità con un approccio life-course, prendendo in considerazione alcune carenze nella conoscenza dei processi di invecchiamento e delle loro connessioni con fattori biologici, ambientali, sociali, storici ed infrastrutturali per individuare pattern di invecchiamento ed elaborare specifici programmi di prevenzione di maggiore efficacia. Infine, SmILE riunisce 26 partner europei per sviluppare soluzioni innovative per la diagnosi precoce e migliori cure a lungo termine nel campo delle patologie muscoloscheletriche, basandosi sull’approccio centrato sul paziente e sull’uso dell’Intelligenza Artificiale per aiutare la popolazione anziana a rimanere attiva il più a lungo possibile.
Nella prima parte della Conferenza, dopo i saluti istituzionali dalla DG CONNECT della Commissione Europea, tre relazioni introduttive hanno focalizzato l’attenzione sulle strategie globali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per un approccio di sanità pubblica al tema dell’invecchiamento in Europa, all’interno delle programmazioni operative fino al 2030 (WHO Europe), sulle sfide che l’invecchiamento progressivo della popolazione pone al sistema di Welfare in Italia (Ministero della salute) e infine sul Piano Nazionale per le Demenze e sulle attività strategiche correlate, di livello italiano e regionale ma anche internazionale, promosse negli ultimi anni nel nostro Paese (Istituto Superiore di Sanità). Le due tavole rotonde che sono seguite hanno permesso inoltre di valutare alcuni spunti interessanti offerti dal confronto tra esperti italiani sulla necessità di trasformare le visioni politiche in azioni concrete nei territori, e di familiarizzare con aspetti salienti e criticità rilevabili nelle esperienze dei tre progetti dei consorzi organizzatori. La presenza di ricercatori, stakeholder dell’area sanitaria e sociale, nonché rappresentanti della società civile di molti dei Paesi coinvolti nei Progetti ha infine consentito a tutti i partecipanti a questo evento, nel corso dei tre workshop interattivi del pomeriggio, di rinforzare un’attiva collaborazione e di promuovere un’interessante riflessione sulle prospettive future di queste tematiche in Europa.
Ulteriori informazioni e successivi approfondimenti saranno reperibili sul sito di Ageing Dealhttps://ageingdeal.eu
(Teresa Di Fiandra)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Aggiornamento del documento “Raccomandazioni per la governance e la clinica nel settore delle demenze”
Il documento “Raccomandazioni per la governance e la clinica nel settore delle demenze” approvato dalla Conferenza delle Regioni e Province autonome in data 6 agosto 2020 è in corso di aggiornamento al Tavolo permanente sulle demenze. Il documento nel sottotitolo specifica quali argomenti sono inclusi quali la comunicazione della diagnosi di demenza e la valutazione delle capacità nonché le figure giuridiche e le disposizioni anticipate di trattamento nelle persone con demenza. Questo documento contiene le seguenti sette raccomandazioni sulle disposizioni anticipate e il fine vita delle persone con demenza : 1) sviluppo di iniziative di formazione sugli strumenti di protezione giuridica; 2) promozione di protocolli operativi locali per lo snellimento dei tempi di attesa per la nomina di AdS: sviluppo di canali privilegiati tra Servizi Sanitari/Sociosanitari e Giudice Tutelare; 3) implementazione di punti di accesso per l’integrazione sociale sanitaria giuridica: bisogni complessi richiedono risposte unitarie ed integrate; 4) applicazione uniforme sul territorio nazionale della legge n°38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”; 5) sviluppo di iniziative di supporto e formazione per gli operatori che si occupano della presa in carico delle persone con demenza; 6) sviluppo di percorsi di strutturazione dei PAI delle persone con demenza; 7) definire modelli di presa in carico delle persone con demenza che rendano espliciti e accessibili ai familiari le figure giuridiche di riferimento e i percorsi da seguire. Negli ultimi sei anni vi sono stati dei cambiamenti importanti sia dal punto di vista normativo che nella pratica clinica. L’aggiornamento del documento e la redazione/integrazione delle raccomandazioni terrà conto di due importanti provvedimenti legislativi : a) il DL 62, attuativo della Riforma Disabilità, introduce dal 2025/2026 un nuovo paradigma basato sulla valutazione multidimensionale e il "Progetto di Vita" e sostituisce il concetto di "handicap" con quello di "persona con disabilità", valutando l'interazione tra compromissioni e ambiente secondo i criteri ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento) sui nuovi criteri di disabilità; b) il DL 15 marzo 2024, n. 29 (e successive modifiche), attuativo della legge delega 33/2023, ha introdotto nuove politiche per le persone anziane non autosufficienti, con l'obiettivo di sostenere la domiciliarità e migliorare l'assistenza. Inoltre nella Legge di Bilancio 2026 vengono introdotte misure strutturali per il riconoscimento e il sostegno dei caregiver familiari, istituendo un fondo dedicato con 1,15 milioni di euro nel 2026 e finanziamenti crescenti dal 2027. Per quanto riguarda la pratica clinica, il documento verrà aggiornato, in base alle evidenze disponibili, sull’uso degli strumenti per la valutazione della capacità considerando i risultati del progetto ImmiDem (demenza e migranti) che permettono ora agli operatori socio-sanitari di avere a disposizione strumenti neuropsicologici transculturali. Questo lavoro è definito dall’obiettivo 4 dell’attività 3 dell’allegato tecnico dell’accordo tra Ministero e ISS nell’ambito del Fondo Alzheimer e Demenze ed è previsto il rilascio alla fine del 2027 nell’auspicio che venga approvato in Conferenza Unificata e costituire poi un documento utile nella pratica clinica di tutti i professionisti socio-sanitari coinvolti nell'assistenza delle persone con demenza.
(Nicola Vanacore)
News dalla letteratura scientifica – Demenza a esordio precoce: evidenze recenti sui fattori di rischio modificabili
La demenza rappresenta una delle principali sfide di sanità pubblica a livello globale. Sebbene la maggior parte dei casi insorga in età avanzata, una quota non trascurabile riguarda forme a esordio precoce (prima dei 65 anni), caratterizzate da un impatto particolarmente rilevante sul piano clinico, sociale ed economico. Un recente studio prospettico condotto su 544.442 partecipanti provenienti da cinque grandi coorti internazionali ha fornito nuove e solide evidenze sui fattori di rischio associati a questa condizione.
Nel corso di un follow-up mediano di 13,7 anni, sono stati identificati 807 casi di demenza a esordio precoce e oltre 14.000 casi a esordio tardivo. L’analisi multivariata ha evidenziato come diversi fattori modificabili siano significativamente associati a un aumento del rischio di demenza precoce. In particolare, il diabete (HR 2,45; IC 95% 1,99–3,03), la depressione (HR 2,73; IC 95% 2,34–3,20) e il fumo attivo (HR 1,86; IC 95% 1,56–2,22) emergono tra i determinanti più rilevanti. Ulteriori associazioni sono state osservate per inattività fisica (HR 1,33), obesità (HR 1,24) e consumo eccessivo di alcol (HR 1,22).
Un elemento di particolare interesse riguarda il confronto con la demenza a esordio tardivo: per la maggior parte dei fattori analizzati, le associazioni risultano più forti nelle forme precoci. Questo dato suggerisce che i processi patologici legati ai fattori di rischio modificabili possano avere un ruolo ancora più incisivo nelle fasi di vita precedenti ai 65 anni. Dal punto di vista epidemiologico, l’incidenza della demenza aumenta progressivamente con l’età, raddoppiando o triplicando ogni cinque anni già nella fascia 50–64 anni. Sebbene la demenza precoce rimanga relativamente rara (circa 2 casi per 10.000 persone-anno), le implicazioni in termini di perdita di autonomia, produttività e qualità della vita risultano particolarmente rilevanti.
Nel complesso, queste evidenze rafforzano l’importanza di strategie di prevenzione primaria orientate alla riduzione dei fattori di rischio modificabili lungo tutto il corso della vita. Interventi mirati su stili di vita, condizioni metaboliche e salute mentale potrebbero contribuire in modo significativo a ridurre il carico della demenza, in particolare nelle sue forme a esordio precoce. In un contesto di crescente pressione sui sistemi sanitari, l’integrazione di tali evidenze nelle politiche di salute pubblica rappresenta una priorità strategica.
(Francesco Sciancalepore)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web Immidem e Osservatorio Demenze
Ricordiamo i prossimi appuntamenti:
XXI edizione del corso “Epidemiologia clinica delle demenze”, che si terrà a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026
XIX edizione del convegno "I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza", che si terrà a Roma il 16 e 17 novembre 2026


