Newsletter 14/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.14/2026
In questo numero viene proposta una riflessione sul nuovo Piano Nazionale della Prevenzione. Le attese sono notevoli. L’auspicio è che le risorse pubbliche impegnate nella prevenzione portino nei prossimi decenni ad un risultato concreto: una riduzione dei casi di MCI e di demenza nella popolazione generale. La criticità è cercare di misurare con indicatori di impatto se si sta procedendo nella direzione giusta o meno. Nella necessità di documentare sempre più la ricerca in sanità pubblica vengono riportati i risultati principali del progetto PRIMACARE_P3: l’uso diffuso nella medicina generale di strumenti per la valutazione multidimensionale potrà migliorare l’appropriatezza clinica dei trattamenti con conseguenti e tangibili risultati per il SSN. Nell’ambito dei progetti regionali in corso nel Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 si segnala l’attività nelle Marche che ha focalizzato gran parte del finanziamento nella formazione degli operatori delle strutture residenziali. Il progetto PRO-DEM è molto ambizioso in quanto si prefigge l’obiettivo di raggiungere in modo capillare tutte gli operatori della regione. Si sottolinea la rilevanza di questa esperienza anche per tutte le altre regioni che ne potrebbero trarne uno stimolo e seguirne l’esempio. Le conseguenze sarebbero rilevanti per le persone con demenza e le loro famiglie. L’approfondimento della letteratura è dedicato ad una survey condotta nelle case di riposo per caratterizzare il fenomeno della pandemia da COVID-19. Questo setting assistenziale richiede una maggiore attenzione in termini di sanità pubblica da parte delle istituzioni centrali, regionali e locali in quanto un gran numero di anziani sia con deterioramento cognitivo che non ne sono ospiti. È urgente quindi monitorare costantemente che l’offerta socioassistenziale e quando necessaria anche quella sanitaria sia di adeguata qualità e risponda ai bisogni concreti degli ospiti. Si segnala infine la possibilità di iscriversi al corso di "Epidemiologia clinica delle demenze" che si terrà ad ottobre presso l’Istituto Superiore di Sanità e di inviare un contributo scientifico al convegno “I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza” previsto per novembre.
(Nicola Vanacore)
Approfondimenti tematici - Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031: prevenzione della demenza, monitoraggio e politiche integrate
La crescente attenzione alla prevenzione della demenza trova nel Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) un importante riferimento per orientare le politiche di sanità pubblica. Già nel PNP 2020-2025, la gestione proattiva dei fattori di rischio modificabili della demenza è stata inserita tra gli obiettivi della prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, riconoscendo come la salute cognitiva sia il risultato di esposizioni, comportamenti e opportunità che si accumulano lungo tutto il corso della vita.
In questo quadro, i Piani Regionali della Prevenzione (PRP) hanno consentito di tradurre gli indirizzi nazionali in interventi concreti sul territorio. Nell’ambito delle attività del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze 2021-2023 è stata realizzata un’analisi dei PRP che ha evidenziato la presenza sia di azioni esplicitamente dedicate alla prevenzione della demenza sia di numerosi interventi che, pur sviluppati in altri ambiti della prevenzione, contribuiscono a ridurre l’esposizione ai principali fattori di rischio modificabili.
In continuità con questo percorso, il nuovo PNP 2026-2031 offre l’opportunità di rafforzare ulteriormente il ruolo della prevenzione nella promozione della salute cognitiva, favorendo una lettura più integrata delle azioni che incidono sui fattori di rischio lungo tutto il corso della vita. In tale prospettiva, le attività previste dal Fondo Demenze 2024-2026 possono rappresentare un importante supporto allo sviluppo di strumenti e metodologie utili alla programmazione e al monitoraggio degli interventi.
Particolarmente rilevante è inoltre il collegamento con altre strategie e politiche pubbliche che possono contribuire alla salute cognitiva lungo tutto il corso della vita, come, ad esempio, la promozione dello sport, il benessere nei luoghi di lavoro, l’inclusione sociale e i programmi di salute sviluppati in ambito scolastico. La valorizzazione delle sinergie tra questi ambiti può rafforzare l’efficacia complessiva delle strategie di prevenzione della demenza.
Accanto alla programmazione delle azioni, assume infatti un ruolo sempre più strategico la capacità di monitorarne gli effetti. In un ambito come quello della demenza, caratterizzato da tempi lunghi tra l’esposizione ai fattori di rischio e la comparsa della malattia, il monitoraggio rappresenta uno strumento essenziale per comprendere se le strategie adottate stiano contribuendo a modificare i determinanti del rischio nella popolazione.
Una importante sfida del prossimo futuro sarà quella di affiancare all’implementazione degli interventi una crescente capacità di valutarne gli effetti e l’impatto. Indicatori e sistemi di monitoraggio consentiranno di seguirne l’attuazione e misurarne i risultati, offrendo elementi utili per comprendere il contributo delle azioni di prevenzione alla salute cognitiva e per orientare le future scelte di programmazione.
(Guido Bellomo)
Progetti e piani strategici – Progetto PNRR PRIMACARE
Il progetto PRIMACARE_P3, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del PNRR – Missione 6 Salute e coordinato dal prof. Alberto Pilotto dell’E.O. Ospedali Galliera di Genova, è un trial che ha visto la partecipazione di quattro unità operative: E.O. Ospedali Galliera, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo e Istituto Superiore di Sanità. L’obiettivo del progetto è stato valutare l’utilità di un approccio di prevenzione personalizzata basato sulla Valutazione Multidimensionale dell’Anziano (VMD) nell’ambito delle cure primarie e approfondire potenziali meccanismi biologici associati alla fragilità negli anziani.
Lo studio ha coinvolto un totale di 1.222 persone di età pari o superiore a 65 anni affette da almeno una malattia cronica seguite da 31 Medici di Medicina Generale distribuiti sul territorio nazionale. I cluster di medici e loro assistiti sono stati assegnati a un gruppo di intervento che prevedeva la somministrazione di uno strumento breve di valutazione multidimensionale finalizzato all'identificazione dei bisogni e delle necessità di cura degli assistiti, sulla cui base elaborare un programma preventivo individualizzato o a un gruppo di controllo che ha ricevuto le cure abituali. Il follow-up a 12 mesi è stato completato da oltre il 90% dei partecipanti.
Come endpoint principale è stata misurata la frequenza di ricoveri ospedalieri non programmati. A un anno, non sono state osservate differenze significative nella frequenza di ricoveri non programmati nei due gruppi, 8,3% nel gruppo intervento rispetto a 8,8% nel gruppo controllo. Analogamente, non sono state osservate differenze significative nel numero di decessi, accessi al pronto soccorso e istituzionalizzazioni a 12 mesi.
L’analisi dei dati relativi agli outcome secondari ha mostrato una frequenza leggermente inferiore del numero di visite non programmate dal medico di medicina generale e una riduzione del numero dei farmaci lievemente migliore nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo.
Un’importante componente del progetto, coordinata dall’ISS, ha riguardato lo studio di biomarcatori ottenuti da campioni di saliva nei partecipanti del gruppo di intervento sottoposti al Programma Personalizzato di Prevenzione (PPP) basato sul Brief-MPI. In un sottogruppo di 169 partecipanti sono stati analizzati microbioma orale e marcatori infiammatori. I risultati hanno mostrato un’associazione tra grado di fragilità, diversità del microbioma orale e livelli di alcune citochine infiammatorie, in particolare TNFα e IL-8, suggerendo il coinvolgimento di processi biologici specifici nella vulnerabilità clinica dell’anziano.
La valutazione multidimensionale, in questo studio effettuata utilizzando lo strumento del Brief-MPI si è mostrata potenzialmente utile a identificare le persone a maggior rischio di esiti avversi, consentendo una stratificazione dei livelli di fragilità, ma sono necessari ulteriori studi con disegno più solido per confermarne l’utilità ed efficacia su endpoint rilevanti. Inoltre, i risultati osservati sui campioni salivari suggeriscono una potenziale utilità di questi marcatori biologici nello studio dei processi sottostanti alla fragilità nell’anziano con comorbidità.
(Paola Piscopo, Eleonora Lacorte, Patrizia Lorenzini)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – PRO-DEM: un modello regionale di implementation science per la qualità dell'assistenza alle persone con demenza
Il progetto PRO-DEM (Progetto Regionale per la formazione degli Operatori delle strutture residenziali dedicate alle persone affette da DEMenza, volto al miglioramento della qualità dell'assistenza) nasce nell'ambito del Fondo Alzheimer e Demenze 2024–2026 – Linea Strategica 5 della Regione Marche con l'obiettivo di promuovere un cambiamento organizzativo e culturale nei servizi residenziali dedicati alle persone con demenza.
Il progressivo invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide dei sistemi sanitari. L’età rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo della demenza. Di conseguenza, l’allungamento della speranza di vita della popolazione italiana e, in particolare, di quella marchigiana, determina un costante incremento delle persone che vivono con questa condizione. Ciò esercita una pressione crescente sulla rete dei servizi territoriali e sulle strutture residenziali, chiamate a rispondere a una domanda sempre maggiore di assistenza. Parallelamente, la gestione della persona con demenza rappresenta una sfida assistenziale di elevata complessità, che richiede competenze professionali avanzate, un approccio multidisciplinare e una stretta integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari.
Il progetto si inserisce nel solco del percorso nazionale promosso attraverso il Fondo Alzheimer e Demenze 2024–2026, nell'Attività 4, dedicata alla definizione e all'implementazione di un Piano nazionale di formazione degli operatori sociosanitari e di informazione e formazione per i caregiver. Tale attività è stata ideata e viene coordinata dall'Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità. Il programma specificatamente dedicato alla formazione degli operatori delle strutture residenziali è stato realizzato in collaborazione con l'ASL di Modena, la Fondazione Golgi-Cenci, la Regione Marche e la Regione Valle d'Aosta. Il percorso ha visto una prima fase di formazione nazionale a distanza, rivolta agli operatori delle strutture residenziali coinvolte nel progetto. Nella Regione Marche, hanno partecipato 414 operatori, a testimonianza del forte interesse verso lo sviluppo di competenze specifiche nell’assistenza alle persone con demenza. Su questa esperienza formativa nazionale si innesta il progetto PRO-DEM che ne rappresenta la fase di implementazione regionale. La Regione Marche, insieme ai partner scientifici, ha scelto di promuovere il trasferimento delle competenze acquisite nei contesti assistenziali reali attraverso un modello strutturato di formazione, audit e la valutazione degli esiti, affidandone il coordinamento scientifico e organizzativo all'AST Ancona, attraverso il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD). L’intervento interessa l’intera rete regionale delle strutture residenziali per anziani e persone con demenza pubbliche e private convenzionate con il Servizio Sanitario Regionale, valorizzando il raccordo stabile con i CDCD. Il modello di implementazione si fonda sulla formazione a cascata, sul coinvolgimento sistematico dei CDCD territorialmente competenti, sugli audit territoriali e sulla valutazione puntuale degli esiti organizzativi e assistenziali.
PRO-DEM affronta alcune delle principali criticità dell'assistenza nelle strutture residenziali, tra cui i disturbi psicologici e comportamentali in demenza (BPSD), le cadute, il ricorso alla contenzione e l'utilizzo di trattamenti farmacologici potenzialmente inappropriati. Il percorso si articola in due cicli formativi dedicati rispettivamente alla gestione dei BPSD e alla prevenzione delle cadute e della contenzione. Ogni ciclo comprende formazione in presenza, formazione a cascata e audit territoriali con i professionisti dei CDCD.
L'elemento maggiormente innovativo consiste nell'integrare la formazione con una rigorosa valutazione dell'impatto. Oltre alla valutazione delle conoscenze, vengono utilizzate scale validate per misurare atteggiamenti professionali, autoefficacia percepita e qualità della collaborazione tra servizi. Sono inoltre monitorati indicatori assistenziali e organizzativi, quali cadute, utilizzo delle contenzioni, prescrizione di antipsicotici, consulenze specialistiche e modifiche organizzative introdotte nelle strutture.
I dati raccolti confluiscono nella CRF-PRODEM, mentre gli audit territoriali sono supportati dalla CRF-AUDIT-CDCD. L'analisi dei dati sarà effettuata dall'Istituto Superiore di Sanità, consentendo una valutazione regionale e interregionale dell'efficacia del modello.
PRO-DEM propone un modello regionale di implementation science applicato ai servizi per la demenza, nel quale formazione, valutazione, audit e collaborazione tra istituzioni diventano strumenti di miglioramento continuo della qualità dell'assistenza, favorendo lo sviluppo di una rete regionale stabile, potenzialmente replicabile anche in altri contesti territoriali.
(Fabio Izzicupo, AST Ancona; Filippo Masera, Regione Marche)
News dalla letteratura scientifica – Case di riposo in Italia: la prima indagine nazionale sulla pandemia COVID-19
In Europa i decessi tra gli ospiti delle strutture di assistenza a lungo termine/residenziali hanno rappresentato il 37%-66% di tutti i decessi correlati a COVID-19 durante la prima ondata della pandemia (marzo - maggio 2020). L'Italia è stato il primo Paese occidentale gravemente colpito dalla pandemia da COVID-19, e la regione Lombardia ha riportato il tasso di mortalità più alto nelle strutture a lungo termine in tutta Europa durante la prima ondata.
L’Osservatorio Demenze dell'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha condotto la prima survey nazionale sulle case di riposo. Delle 3.871 strutture contattate, 510 (13,2%) hanno completato dati relativi alle caratteristiche delle strutture e 361 (9,3%) anche la sezione specifica sulla pandemia COVID-19. Tali dati corrispondono rispettivamente a 27.951 (23,3%) e 20.593 (17,1%) posti letto, su un totale di 120.189 posti letto delle strutture contattate.
Dalla nostra indagine emerge che la maggior parte delle case di riposo ospita anziani non autosufficienti.
Analizzando le percentuali di residenti risultati positivi al COVID-19, ricoverati o deceduti in struttura per COVID-19, si è registrato un aumento dal primo al secondo semestre del 2020, seguito da una diminuzione nel primo semestre del 2021, e da un'ulteriore riduzione nel secondo semestre del 2021, in linea con i dati nazionali. La diminuzione dei tassi di mortalità dal 2020 al 2021 può essere spiegata principalmente dalla vaccinazione anti-COVID-19, che in Italia è stata avviata nel dicembre 2020 ed è stata inizialmente rivolta ad anziani (>80 anni), ospiti di strutture residenziali, operatori sanitari e persone vulnerabili.
I nostri risultati mostrano che le case di riposo che avevano registrato almeno un caso di COVID-19 durante la pandemia avevano più probabilità di trovarsi nel Nord Italia, di avere un numero maggiore di posti letto e di ospitare più spesso persone con disabilità non autosufficienti. Inoltre, in queste strutture sono stati descritti con maggiore frequenza la ricezione di scarse informazioni sulle procedure di prevenzione e controllo dell'infezione, maggiore difficoltà nel trasferire residenti risultati positivi al test dalle strutture residenziali a quelle ospedaliere e nell'isolare i residenti con infezione sospetta o confermata all'interno delle strutture stesse. Per quanto riguarda la natura pubblica o privata della struttura in relazione alla diffusione del COVID-19, la nostra analisi non ha mostrato differenze significative, in linea con altri studi internazionali che evidenziano il ruolo poco chiaro e ancora poco compreso di questa variabile. Queste differenze possono essere attribuibili piuttosto alle caratteristiche organizzative e strutturali delle strutture residenziali.
Inoltre, abbiamo rilevato che le strutture che riportavano almeno un caso di COVID-19 tra i residenti avevano applicato la disposizione del DPCM 08/05/2021 in modo meno rigoroso, consentendo ai familiari di visitare i residenti più frequentemente. Tuttavia, la riduzione delle interazioni sociali solleva questioni etiche. Secondo i dati del nostro sondaggio, l’uso di restrizioni è aumentato di circa il 10% dal 2019 al 2021, e l’uso di farmaci psicotropi di circa l’8% e gli eventi avversi dell’11,9%.
In Europa, mancava un sistema standardizzato di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria nelle strutture a lungo termine, probabilmente a causa delle risorse limitate assegnate a questi contesti. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC) ha istituito tale sistema standardizzato all’inizio della pandemia. Inoltre, molti Paesi, tra cui l’Italia, non disponevano di protocolli specifici per la prevenzione e il controllo delle malattie trasmissibili con focus sulle strutture a lungo termine; al contrario, Paesi orientali, in particolare il Giappone, nazione con alta densità di popolazione e una quota importante di popolazione anziana, avevano già implementato protocolli operativi specifici prima della pandemia da COVID-19, verosimilmente a causa di precedenti focolai di malattie infettive, come SARS, influenza e MERS. In Paesi con maggiore preparazione e capacità di risposta, i tassi di mortalità nelle strutture a lungo termine sono stati leggermente inferiori.
(Domitilla Marconi, Scuola di specializzazione in Sanità Pubblica, Università di Siena)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web Immidem e Osservatorio Demenze
Vi ricordiamo che è aperta la call for abstract del XIX convegno “I Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze e la gestione integrata della demenza” che si terrà a Roma il 23 e 24 novembre 2026. Maggiori informazioni disponibili a questo link.
Inoltre, sono aperte le iscrizioni al XXI corso “Epidemiologia clinica delle demenze” che si terrà a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026. Il corso sarà esclusivamente in presenza, il modulo di iscrizione è disponibile a questo link.


