Newsletter 8/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.8/2026
In questo numero si propone un approfondimento sulla malattia di Parkinson in considerazione del fatto che nel corso della traiettoria di malattia una quota consistente di persone con Parkinson sviluppa una condizione di mild cognitive impairment (MCI) o di demenza. In una prospettiva di sanità pubblica ciò implica che nella definizione e poi disseminazione ed implementazione delle future strategie di policy dovremmo favorire sempre più approcci intersettoriali che consentano di superare la gestione a silos delle diverse problematiche. Appare evidente, ad esempio, che in futuro bisognerà redigere per i diversi territori PDTA per le malattie croniche all’interno dei quali prevedere poi moduli specifici per le singole patologie. Ciò faciliterebbe enormemente l’implementazione di questi documenti così rilevanti sul piano organizzativo. Nel secondo e terzo contributo vengono presentati i risultati del progetto Immidem sottolineando l’importanza di trasferire quanto si è acquisito nell’approfondimento del tema della demenza e migranti nelle politiche sociosanitarie più generali previste sul tema della demenza in Italia. L’approfondimento della letteratura è dedicato alla recente pubblicazione di due trial che hanno valutato il possibile ruolo degli agonisti del recettore del peptide glucagone-simile 1 (GLP-1 RA) nel trattamento del MCI e della demenza lieve. Purtroppo, i risultati di queste sperimentazioni cliniche sono stati negativi imponendo sempre più una riflessione strategica su quanto vi sia ancora da comprendere sui meccanismi eziopatogenetici della demenza. Nella sezione delle news viene ricordato l’appuntamento di mercoledì 22 aprile quando si terrà la presentazione dei risultati del progetto PNRR “Dalla prevenzione ai meccanismi eziopatogenetici e fisiopatologici della demenza: un cambiamento di paradigma nel continuum biologico del declino cognitivo. Lo studio PREV-ITA-DEM”. Questo progetto ha visto la partecipazione di circa 100 ricercatori, 37 di cinque strutture dell’ISS (CNAPS, Dipartimento Neuroscienze, Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale, Grandi strumentazioni e core facilities, Dipartimento Ambiente) e i rimanenti di 3 UO esterne (Fondazione Golgi-Cenci, Azienda Ospedaliera Universitaria di Palermo, Università del Salento). Il progetto ha consentito di esplorare nuove strade nella comprensione dell’eziopatogenesi della demenza.
Approfondimenti tematici – La demenza nella malattia di Parkinson
Circa il 3-4 % delle persone con demenza è affetta da una demenza di Parkinson e circa il 24-31% delle persone con Parkinson presenta una condizione di demenza nel corso della malattia (Aarsland et al 2005). In Italia si stima che vi siano circa 300.000 persone con Parkinson e circa 600.000 familiari. La malattia di Parkinson costituisce per impatto sanitario e sociale la seconda patologia neurodegenerativa dopo la demenza di Alzheimer e si stima in Italia un costo annuo complessivo di circa 8,5 miliardi di euro. Si stima che entro il 2050 il numero di casi raddoppierà, solo in parte a causa del progressivo invecchiamento della popolazione generale ma anche perché i determinanti causali sono essenzialmente ancora ignoti e non sono quindi ancora disponibili strategie di prevenzione efficaci a livello di popolazione. La malattia di Parkinson è inserita nel Piano Nazionale della Cronicità approvato, nella nuova edizione, in Conferenza Unificata il 23 ottobre 2025. L’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità sta contribuendo alle attività promosse dal Tavolo di lavoro nazionale promosso dalla Confederazione Parkinson Italia che coinvolge associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni ed esperti di diverse professionalità. Due risultati concreti sono stati già raggiunti. Sono state redatte le prime linee di indirizzo nazionali per i Percorsi Diagnostici Assistenziali (PDTA) del Parkinson che mirano a superare l’attuale disomogeneità territoriale e a offrire alle Regioni e Province Autonome uno standard di qualità a cui adeguarsi. Oggi, infatti, l’Italia ha una gestione del Parkinson a macchia di leopardo: il censimento nazionale condotto dal Tavolo di lavoro fotografa una situazione critica con appena 21 documenti di PDTA attivi, di cui solo 8 a livello regionale e con più di un quarto che non prevede alcun sistema di monitoraggio strutturato. Il documento delle Linee di indirizzo verrà portato in Conferenza Unificata nelle prossime settimane. Il secondo risultato è la stesura di un protocollo di studio per l’avvio della più ampia indagine nazionale mai condotta in Italia sui principali bisogni clinico-assistenziali delle persone con Parkinson e dei loro familiari. La survey, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, verrà condotta nei prossimi mesi e i risultati saranno disponibili nell’arco di sei mesi. L’ISS si sta impegnando inoltre per poter realizzare l’aggiornamento delle Linee Guida sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson che risalgono ormai al 2013. Va sottolineato come questo strumento delle LG potrà consentire insieme alla stesura di PDTA di qualità di superare quelle diseguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e nei tempi di diagnosi e nelle condotte terapeutiche sia farmacologiche che riabilitative. Il contesto attuale delle policy per le persone con Parkinson ed il loro familiari è estremamente favorevole considerando il finanziamento, ancora da definire nella sua entità, recentemente inserito nell’ultima Legge di Bilancio. DI tutto ciò si è discusso nell’evento organizzato il 10 aprile in ISS in occasione della giornata mondiale celebrativa per la malattia di Parkinson.
(Nicola Vanacore)
Progetti e piani strategici – Demenza nei migranti che vivono in Italia: sviluppo e implementazione di modelli clinici e assistenziali sensibili alle diversità. Il convegno Immidem
Il 27 marzo 2026 si è svolta presso l’Istituto Superiore di Sanità la Conferenza finale del progetto IMMIDEM – Dementia in migrants living in Italy: promoting a diversity-sensitice clinical approach and provision care, un appuntamento che ha rappresentato un momento di confronto scientifico e istituzionale di grande rilievo su una tematica emergente per la sanità pubblica italiana: la demenza nelle popolazioni con una storia migratoria.
L’evento ha messo in evidenza come i profondi cambiamenti demografici in atto – invecchiamento della popolazione e crescita del numero di persone anziane nate all’estero – stiano incidendo in modo strutturale sull’epidemiologia della demenza. In Italia, il numero di migranti di età avanzata è aumentato in modo significativo nelle ultime decadi, rendendo sempre più frequente l’incontro, nei servizi sanitari, con persone portatrici di storie educative, linguistiche e culturali molto diverse. Questo scenario pone nuove sfide al Servizio Sanitario Nazionale, che richiedono modelli di cura capaci di garantire equità di accesso, appropriatezza clinica e rispetto delle diversità.
Il programma della giornata, articolato in cinque sessioni, ha spaziato dalle strategie di sanità pubblica e dagli impegni globali su demenza e invecchiamento sano, fino all’epidemiologia, alla prevenzione, alla valutazione cognitiva e funzionale cross-culturale e alle esperienze operative sviluppate nei contesti locali. Dai contributi presentati è emerso come, a fronte di un aumento dei migranti che accedono ai servizi per i disturbi cognitivi, persistano importanti criticità: carenza di strumenti di valutazione validati, difficoltà comunicative, limitata disponibilità di mediatori culturali e marcate disuguaglianze territoriali.
Accanto a queste criticità, il convegno ha però restituito indicazioni concrete e incoraggianti. Le esperienze realizzate a Modena, Bologna e Genova hanno dimostrato che l’introduzione di percorsi strutturati, l’uso di test cognitivi culturalmente sensibili e la formazione degli operatori possono migliorare l’accuratezza diagnostica e la qualità della presa in carico, senza appesantire la pratica clinica quotidiana. In questa prospettiva si inserisce anche il sito Immidem, concepito come strumento operativo a supporto di professionisti, ricercatori e cittadini, con materiali, scale di valutazione e indicazioni pratiche pensate per il lavoro sul campo.
Nel suo complesso, il progetto Immidem ha contribuito a rendere visibile un bisogno spesso trascurato e a costruire una rete di ricercatori, decisori e operatori sociosanitari impegnati nello sviluppo di modelli di cura più inclusivi e sensibili alla diversità. Le evidenze emerse costituiscono una base importante per orientare l’aggiornamento del Piano Nazionale Demenze, delle linee guida e dei percorsi assistenziali, con l’obiettivo di garantire qualità ed equità delle cure a tutte le persone con demenza, indipendentemente dal Paese di nascita. Per maggiori informazioni si consiglia di consultare la pagina del Convegno Dementia in migrants living in Italy.
(Ilaria Bacigalupo)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Il tema dei migranti nelle attività del Fondo: da una logica di progetto ad una logica di sistema
Il progetto Immidem è stato finanziato dal Ministero della Salute, nella prima edizione, circa 10 anni fa e come riportato nell’intervento precedente, il 27 marzo sono stati presentati in ISS i risultati finali della seconda progettualità. Il tema riguarda circa 45.000 persone con MCI/demenza e 90.000 familiari con una storia migratoria residenti in Italia. Appare ora necessario condurre un’attività nel Fondo Alzheimer e Demenze e non solo orientata a contaminare i risultati di Immidem nelle politiche sociosanitarie a livello nazionale e locale. Il tema dei migranti richiama l’applicazione del principio dell’equità alle sette aree di azioni previste dal documento “WHO Global Action Plan on the public health response to dementia 2017 – 2030”. Un obiettivo del Fondo è quello di aggiornare il Piano Nazionale delle Demenze (PND) del 2014. L’attività è in corso e come riportato nella newsletter del 7 aprile la metodologia adottata è proprio quella di definire obiettivi e strategie in applicazione alle sette aree di azioni definite dal documento dell’OMS. Ecco, quindi, concretamente come il tema dei migranti sarà inserito nel più importante documento di policy, il PND. In Italia sono stati censiti 11 PDTA regionali e 28 aziendali sul tema della demenza e in diverse regioni è in corso la stesura di un PDTA. Ognuno di questi PDTA dovrebbe contenere un modulo specifico per le persone migranti in modo da poter garantire equità di accesso e presa in carico calibrata sulla specificità culturali di questa popolazione. Tra le attività del Fondo è in corso l’aggiornamento del documento “Raccomandazioni per la governance e la clinica nel settore delle demenze” redatto nel 2020 per favorire la comunicazione della diagnosi e la valutazione delle capacità nonché garantire le figure giuridiche e le disposizioni anticipate di trattamento nelle persone con demenza. Il risultato più concreto del progetto Immidem è nell’aver messo a disposizione dei professionisti sociosanitari in Italia tre strumenti gratuiti per la valutazione neuropsicologica transculturale: la RUDAS (Rowland Universal Dementia Assessment Scale), il BASIC (Brief Assessment of Impaired Cognition) e la CNBT (European Cross-Cultural Neuropsychological Test Battery). Questi tre strumenti verranno inseriti nell’aggiornamento del documento sulla Governance Clinica che verrà poi portato all’approvazione della Conferenza Unificata, organo istituzionale sede di raccordo e consultazione su materie di interesse comune fra lo Stato, Regioni, Province e Comuni. Altri contesti dove il tema dei migranti dovrà essere inserito è sicuramente quello del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2030, e del DL62 relativo alla “Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale e partecipato”. E ancora le 70 comunità amiche per la demenza presenti attualmente in Italia nonché la costante diffusione nei servizi sanitari del tema della prescrizione sociale dovranno prendere sempre più in considerazione l’inclusione concreta della popolazione straniera nei programmi e nei servizi erogati. Ma nel favorire questo passaggio cruciale da una logica di progetto ad una logica di sistema bisogna considerare un dato di realtà: secondo il XXXIV Rapporto sull’immigrazione della Caritas la condizione di povertà assoluta che priva le persone delle risorse fondamentali per una vita dignitosa si attesta al 7.4% per i cittadini italiani e al 35.1% per gli stranieri. Ecco perché abbiamo all’orizzonte una sfida impegnativa per la costruzione di una società più equa e giusta che rievoca l’applicazione dell’art.32 della Costituzione Italiana, dove i padri costituenti, hanno definito, non a caso, il diritto fondamentale alla salute per l'individuo e non per il cittadino.
(Nicola Vanacore)
News dalla letteratura scientifica – Semaglutide e Alzheimer: i trial Evoke ed Evoke+ non confermano le aspettative degli studi osservazionali
L’interesse scientifico verso gli agonisti del recettore del peptide glucagone-simile 1 (GLP-1 RA) nel trattamento delle patologie neurodegenerative, in particolare nella malattia di Alzheimer, è cresciuto costantemente, alimentato sia da studi preclinici che da studi del mondo reale che suggeriscono possibili azioni antinfiammatorie, metaboliche e neuroprotettive. Nel tentativo di dimostrare queste evidenze preliminari, sono stati avviati nel 2021, due trial clinici di fase 3, a disegno identico, denominati Evoke ed Evoke+, i cui risultati sono stati pubblicati a marzo scorso sulla rivista The Lancet.
Questi due trial hanno valutato l'efficacia e la sicurezza della semaglutide in persone con mild cognitive impairment (MCI) o demenza lieve dovuti a malattia di Alzheimer (confermata dalla presenza di biomarcatori dell’amiloide). I due trial randomizzati in doppio cieco, condotti in oltre 40 paesi, hanno coinvolto complessivamente 3808 partecipanti di età compresa tra 55 e 85 anni, Lo studio Evoke+ si è focalizzato specificamente sull'inclusione di partecipanti che presentavano anche una significativa patologia dei piccoli vasi cerebrali. L’obiettivo primario dei ricercatori era misurare il cambiamento nel punteggio della scala Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB) nell'arco di 104 settimane (2 anni), somministrando una dose flessibile di semaglutide orale fino a 14 mg al giorno.
I risultati clinici, tuttavia, non hanno confermato le ipotesi di efficacia clinica. In entrambi i trial, la semaglutide non ha dimostrato una superiorità statisticamente significativa rispetto al placebo nel rallentare il declino cognitivo o funzionale dei partecipanti. Nello specifico, la differenza stimata nel cambiamento del punteggio CDR-SB a 104 settimane è stata di -0,08 (p=0,57) per Evoke e di 0,10 (p=0,46) per Evoke+. Gli esiti clinici negativi hanno determinato l’interruzione anticipata dei due trial. Un aspetto di particolare interesse scientifico riguarda l’analisi dei biomarcatori. Nel sottostudio condotto sul liquido cerebrospinale (CSF), i marcatori di neurodegenerazione e infiammazione (come la proteina p-tau) hanno mostrato miglioramenti compresi tra il 5% e il 10% nel gruppo trattato. Tuttavia, queste variazioni biologiche non si sono tradotte in un beneficio clinico tangibile per i partecipanti. È stata inoltre rilevata una significativa divergenza tra i marcatori del CSF e quelli plasmatici, un dato che impone cautela nell'interpretazione dei test ematici come unici indicatori di efficacia terapeutica. Sotto il profilo della sicurezza, la semaglutide ha mostrato un profilo di tollerabilità coerente con le applicazioni già note in persone con diabete di tipo 2 e con obesità, con una prevalenza di eventi avversi di natura gastrointestinale.
In conclusione, questi due trial, nonostante il rigore metodologico e l'ampia coorte di soggetti arruolati, non hanno dimostrato che la semaglutide è in grado di rallentare il declino cognitivo in persone con malattia di Alzheimer in fase iniziale. Sebbene da parte degli autori resti aperta l'ipotesi di un beneficio in una fase "pre-sintomatica" della malattia (la cosiddetta finestra terapeutica precoce), i dati attuali indicano chiaramente che i farmaci GLP-1 devono essere utilizzati esclusivamente per le indicazioni approvate (diabete di tipo 2 e gestione dell’obesità) e non come terapia per rallentare il processo neurodegenerativo.
(Antonio Ancidoni)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web ImmiDem e Osservatorio Demenze
Vi invitiamo a partecipare all’evento finale del progetto PNRR “Dalla prevenzione ai meccanismi eziopatogenetici e fisiopatologici della demenza: un cambiamento di paradigma nel continuum biologico del declino cognitivo. Lo studio PREV-ITA-DEM" L’evento si terrà il 22 aprile 2026 dalle ore 9.15 alle 17.45 e sarà esclusivamente online. Programma e link per seguire l’evento sono disponibili QUI.


