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Newsletter 13/2025

15 dicembre 2025

NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.13/2025

In questo numero della newsletter viene proposta una riflessione sull’importanza della validità clinica di un test neuropsicologico con implicazioni sia nella fase diagnostica che in quella di monitoraggio del deficit cognitivo, Ciò assume una certa rilevanza se si considera il ruolo che deve avere il neuropsicologo in un team di professionisti nel fornire un’assistenza di qualità alle persone con demenza e ai loro familiari. Nel secondo contributo viene fornito un aggiornamento di un importante progetto europeo sulla prevenzione della demenza e dell’ictus dove l’Italia ha assunto un ruolo importante nel guidare il work package più operativo. Nell’intervento successivo si sottolinea l’importanza della formazione degli operatori socio-sanitari e si annuncia in particolare l’inizio di un’attività del Fondo Alzheimer e Demenze calibrata sul personale delle RSA. Nell’approfondimento della letteratura ci si è focalizzati sui risultati relativi all’estensione in aperto del trial registrativo del donanemab. La discussione nella comunità scientifica consentirà di definire al meglio, utilizzando anche i dati del mondo reale, il profilo rischio-beneficio dei nuovi farmaci. Infine, vengono fornite le indicazioni per iscriversi al IX Corso sui PDTA che si terrà in ISS nel mese di febbraio. Il tema è di grande attualità in previsione anche della riorganizzazione della rete dei CDCD.

Con i nostri migliori auguri di Natale e felice anno nuovo, vi informiamo che la newsletter riprenderà il 12 gennaio 2026.

(Nicola Vanacore)

Approfondimenti tematici - La validità clinica di un test neuropsicologico

La validità clinica di un test neuropsicologico costituisce il fondamento della sua utilità nei processi diagnostici, prognostici e di monitoraggio. Le principali linee guida internazionali (APA 2014) sottolineano come la validità sia un concetto multidimensionale, sostenuto da diverse tipologie di evidenze, ciascuna essenziale per garantire interpretazioni corrette e clinicamente rilevanti.

In primo luogo, la validità di contenuto assicura che gli item, i compiti e i processi cognitivi sollecitati riflettano fedelmente il costrutto teorico di riferimento. La sua importanza risiede nel fatto che un test privo di adeguata rappresentatività rischia di misurare in modo incompleto o distorto il dominio cognitivo d’interesse. Tale validità è particolarmente cruciale nei contesti clinici in cui le funzioni target (ad esempio: memoria episodica, attenzione o funzioni esecutive) sono definite secondo modelli neuropsicologici ben consolidati (Lezak 2012).

La validità di criterio, comprendente validità concorrente e predittiva, riveste un ruolo centrale nell’applicazione clinica. Essa permette di verificare in che misura il test sia associato a indicatori esterni considerati standard di riferimento, come diagnosi cliniche, scale funzionali o biomarcatori. Parametri quali sensibilità, specificità e AUC consentono di stabilire la capacità discriminativa del test e la sua utilità nell’identificare condizioni come il Mild Cognitive Impairment o la demenza (Strauss 2006). Senza adeguata validità di criterio, un test non può essere considerato affidabile per decisioni cliniche che richiedono un elevato livello di accuratezza.

La validità di costrutto rappresenta il nucleo teorico della valutazione psicometrica, poiché verifica che il test misuri realmente il processo cognitivo che intende valutare. Evidenze derivate da analisi fattoriali, studi di validità convergente/divergente e correlazioni con marcatori neurali garantiscono che il punteggio rifletta un costrutto definito e non variabili spurie (Salthouse 2010). La sua importanza risiede nella necessità di fondare il test su basi teoriche solide e verificabili.

Infine, la responsività al cambiamento e l’utilità pratica completano la valutazione della validità clinica, poiché determinano se il test sia sensibile alle variazioni longitudinali e supporti decisioni terapeutiche e riabilitative (Mattke 2023). Nel complesso, la validità clinica emerge dall’integrazione coerente di tutte queste dimensioni, ciascuna indispensabile per garantire misurazioni affidabili e significative nella pratica neuropsicologica.

(Francesco Sciancalepore)

Progetti e piani strategici – JADE Health: aggiornamenti dalla General Assembly e avanzamenti del Work Package 7

Si è svolta a Bonn (Germania), dal 1 al 2 dicembre, l’assemblea generale di JADE Health - Joint Action Addressing Dementia and Health, a cui hanno partecipato le diverse istituzioni europee coinvolte nel progetto. Il meeting si è tenuto presso la sede del Centro Tedesco per le Malattie Neurodegenerative (DZNE, German Center for Neurodegenerative Diseases).

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha preso parte all’incontro in qualità di Autorità Competente e leader del Work Package 7 (WP7), dedicato alla prevenzione della demenza e dell’ictus sia a livello di popolazione sia a livello individuale. Per il team italiano erano presenti anche PROMIS e la Rete Italiana delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione (RIN), entità affiliate coinvolte nel progetto e rispettivamente coordinatrici del network regionale e del network degli IRCCS.

L’assemblea generale è stata un momento importante di condivisione e confronto diretto tra i partner. Dopo l’apertura dei lavori da parte della Fondazione per la Formazione e la Ricerca in Scienze della Salute della Regione Estremadura (FundeSalud), coordinatori della Joint Action, e del DZNE, in qualità di ente ospitante, tutti i leader dei vari WP hanno presentato lo stato dell’arte delle attività in corso. Particolare attenzione è stata dedicata agli studi pilota, che alcuni WP avvieranno nel 2026.

Il gruppo dell’Osservatorio Demenze dell’ISS ha illustrato i progressi del WP7 relativi a tre dei quattro task previsti, già avviati nel corso di quest’anno.

Per il Task 7.1, dedicato alla raccolta documentale e all’analisi degli interventi di prevenzione, sono stati raccolti i documenti provenienti dai Paesi partecipanti alla Joint Action. Il passo successivo sarà la definizione di una checklist che permetta di valutare punti di forza e criticità dei diversi interventi. Parallelamente, è stata completata la prima milestone, contenente tabelle dedicate a ciascun Paese, con l’elenco dei documenti, dei piani strategici e degli interventi di prevenzione relativi a demenza e ictus.

Per il Task 7.2, focalizzato sull’epidemiologia dei fattori di rischio per la demenza e l’ictus, è in corso l’elaborazione di un database contenente i dati sulla prevalenza dei principali fattori di rischio. Su questa base è in fase di sviluppo uno strumento operativo per stimare i casi di demenza e ictus potenzialmente evitabili.

Infine, per il Task 7.3, è in fase di definizione il framework generale che guiderà la realizzazione degli interventi pilota proposti dai partner coinvolti, per favorire la coerente integrazione all’interno del progetto.

(Francesco Della Gatta)

Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Formazione online per professionisti delle CRA/RSA

La letteratura scientifica evidenzia un bisogno formativo crescente nella gestione della demenza, soprattutto in relazione alle sue ricadute cliniche e organizzative. I professionisti sottolineano l’importanza di disporre di strumenti strutturati e indicazioni pratiche per affrontare con maggiore sicurezza e consapevolezza le situazioni più complesse (Carrier 2023, Chang 2009, Hughes 2008).

In questo contesto, la formazione assume un ruolo centrale: aggiornare le competenze del personale significa migliorare la qualità dell’assistenza, ridurre eventi avversi e promuovere un approccio centrato sulla persona. La demenza rappresenta infatti una delle sfide più rilevanti nelle RSA, con effetti significativi sulla qualità di vita delle persone assistite e sul benessere dei professionisti.

Per rispondere a queste esigenze, nell’ambito dell’Attività 4 del Fondo per l’Alzheimer e le demenze 2024-2026, in collaborazione con l’ASL di Modena e la Fondazione Golgi-Cenci, sono stati sviluppati tre interventi formativi online rivolti ai professionisti sanitari che lavorano nelle CRA/RSA. L’obiettivo del percorso formativo è migliorare la presa in carico e l’assistenza delle persone con demenza.

Gli incontri online, realizzati tramite la piattaforma Microsoft Teams, offriranno un approfondimento su temi centrali della pratica quotidiana nella gestione della demenza. Maggiori informazioni e link di iscrizione sono disponibili a questo link.

Calendario e temi trattati negli incontri:

16 gennaio, ore 15:00-16:30 – La formazione nelle RSA: strategie ed obiettivi;
23 gennaio, ore 15:00-16:30 – Le contenzioni e le cadute in RSA: dalla conoscenza alle indicazioni pratiche;
6 febbraio, ore 15:00-16:30 – La gestione dei disturbi comportamentali nelle RSA: quali possibili interventi.

(Elisa Fabrizi)

News dalla letteratura scientifica – Donanemab: i primi dati dallo studio in estensione a tre anni

Nell’ultimo numero della rivista The Journal of Prevention in Alzheimer’s Disease, il gruppo di ricercatori della Eli Lilly, guidato da Mark Mintun, ha pubblicato i risultati, anticipati lo scorso luglio durante l’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC), del trial randomizzato in doppio cieco della fase di estensione (long-term extension, LTE) di donanemab.

Lo studio TRAILBLAZER-ALZ2 è un trial clinico di fase 3, multicentrico, randomizzato 1:1, controllato con placebo e in doppio cieco, della durata di 76 settimane, seguito da una fase LTE di ulteriori 78 settimane. Durante la fase controllata con placebo vi era la peculiarità che, a 24 o 52 settimane di trattamento, donanemab poteva essere interrotto secondo modalità in cieco per passare al placebo qualora il partecipante, a seguito di un’analisi PET, presentava una riduzione del carico amiloideo < 11 Centiloidi (CL) dopo una singola valutazione oppure < 25 CL dopo due valutazioni consecutive.

Lo studio in LTE presentava due tipologie di partecipanti: i partecipanti definiti early-start (ES) ovvero i) coloro che avevano ricevuto donanemab durante la fase del trial randomizzato e che, non avendo raggiunto i criteri per l’interruzione, proseguivano il trattamento anche in LTE oppure ii) coloro che avevano ricevuto donanemab durante la fase del trial randomizzato e che avevano raggiunto i criteri per l’interruzione in accordo al carico amiloideo sotto la soglia di positività; i partecipanti definiti delayed-start (DS) invece erano i) coloro che erano stati assegnati al gruppo di controllo nella fase controllata con placebo e che iniziavano il trattamento con donanemab nella fase LTE. Durante la fase LTE, a 102 e 130 settimane, venivano condotte analisi PET per valutare se i soggetti in trattamento con donanemab raggiungessero i criteri per l’interruzione del trattamento.

È importante sottolineare che, nella fase in LTE, in assenza di un gruppo di controllo interno, i confronti con il gruppo donanemab sono stati effettuati sulla base dei dati di progressione alla CDR-SB raccolti da una coorte proveniente dall’Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative (ADNI). La CDR-SB e la CDR-Global Score sono state utilizzate come misure di efficacia clinica del trattamento. Il carico amiloideo e gli esiti di sicurezza sono stati riportati.

Complessivamente, 550 soggetti facevano parte del gruppo ES mentre 657 soggetti facevano parte del gruppo DS. Dal database ADNI, 534 soggetti hanno raggiunti i criteri i eleggibilità per essere inseriti nel gruppo di confronto secondo comparazione per propensity score.

A tre anni, il gruppo di partecipanti ES mostrava una riduzione del peggioramento clinico misurato alla CDR-SB con una differenza di -1,2 punti (IC95%, −1,7; −0,7) confrontato con la coorte di confronto ADNI. Un risultato simile è stato riportato anche per quanto riguarda i soggetti ES che nel corso della fase controllata con placebo avevano interrotto il trattamento per passare al placebo [-1,3 punti (IC95% −1,9; −0,7)]. Anche nei partecipanti DS, si osservava un minor peggioramento alla CDR-SB rispetto alla coorte di confronto ADNI dopo 3 anni [-0,8 punti (IC95% −1,3; −0,3)]. Nel confronto tra gruppi ES e DS, utilizzando la CDR-Global Score per la valutazione della progressione allo stadio successivo di malattia, il gruppo ES aveva un rischio ridotto del 27% [HR=0.73 (IC95%, 0,62;0.86); p < 0.001].

Per quanto riguarda la clearance dell’amiloide, sia nel gruppo ES sia nel gruppo DS si osservava una riduzione media di oltre 86 CL. Inoltre, nei soggetti ES che avevano interrotto donanemab entro 52 settimane poiché raggiunto il target di clearance, al termine delle 154 settimane, il loro livello medio di amiloide era di 10.99 CL (deviazione standard 14,41) al di sotto dei livelli soglia per la positività alla PET. Per quanto riguarda gli esiti di sicurezza, questo studio non ha identificato segnali nuovi o differenti da quelli già noti nel profilo di donanemab.

I dati presentati in questo studio, pur offrendo nuove e rilevanti evidenze su donanemab, devono essere interpretati con cautela. Una delle principali limitazioni riguarda l’utilizzo di un gruppo di controllo proveniente dal database ADNI, che introduce significativi bias dovuti a differenze nei criteri di selezione, nella gravità della malattia e nei tassi di dropout tra le due coorti. Inoltre, va sottolineato un potenziale bias di sopravvivenza: solo il 53% dei partecipanti alla fase LTE (n = 417/794) ha completato i tre anni di osservazione. Questo potrebbe aver contribuito a rendere l’andamento delle curve sugli esiti clinici più favorevole di quanto non sia in realtà.

Saranno necessari ulteriori studi per approfondire il profilo rischio/beneficio di donanemab.

(Antonio Ancidoni)

Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web ImmiDem e Osservatorio Demenze

Vi informiamo che sono aperte le iscrizioni per il IX Corso “Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le demenze” che si terrà dal9 al 13 febbraio 2026 a Roma. È possibile visionare il programma preliminare e iscriversi a questo link entro il 11 gennaio 2026.

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