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Newsletter 5/2026

9 marzo 2026

NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.5/2026

In questo numero della Newsletter si propone un approfondimento dell’ultimo report di Alzheimer Europe sulla prevalenza della demenza. Il fenomeno dovrebbe essere analizzato in relazione alla possibile efficacia delle strategie di prevenzione e considerando che a seconda dei criteri clinici adottati per la diagnosi di mild cognitive impairment e demenza cambia la prevalenza della condizione. Purtroppo, questo rappresenta ancora un grande limite nel proporre scenario epidemiologici futuri. Il secondo contributo sottolinea uno dei più rilevanti risultati del progetto Immidem: la disponibilità per il nostro SSN dell’European Cross-Cultural Neuropsychological Test Battery (CNTB), una batteria neuropsicologica da poter utilizzare in tutti i contesti culturali per la diagnosi di declino cognitivo. IL terzo contributo si focalizza sulla necessità di inserire un modulo di telemedicina nei PDTA per le demenze. Questa straordinaria opportunità richiede un corto circuito in ogni ASL e in ogni Regione tra chi si occupa di demenza e chi sta lavorando nella costruzione delle piattaforme di telemedicina. Da questa connessione dipende la possibilità di migliorare l’offerta sociosanitaria per le persone con demenza e i loro familiari. L’approfondimento della letteratura si concentra sul rapporto tra il costrutto della fragilità e la conoscenza biologica della demenza. Il rischio da evitare è da un lato quello di proporre una semplificazione eccessiva della complessità del fenomeno e dall’altro quello di ignorare l’esistenza di una connessione tra i fenomeni biologici e le manifestazioni cliniche incluse nelle traiettorie di malattie. Infine, segnaliamo l’imminente convegno di Immidem del 27 marzo e il corso residenziale in ISS previsto per il 12 e 13 aprile su demenza e migranti.

(Nicola Vanacore)

Approfondimenti tematici - Prevalenza di demenza: il Nuovo Report di Alzheimer Europe e lo scenario critico per l’Italia

L’ultimo report pubblicato da Alzheimer Europe dal titolo "Dementia Prevalence Report 2025" delinea un quadro epidemiologico di grande impatto per il continente europeo. Aggiornando le stime del 2019, il documento evidenzia come, nonostante la drammatica parentesi della pandemia di COVID-19 che ha colpito in modo sproporzionato la popolazione anziana, la ripresa dell’aspettativa di vita e l'invecchiamento demografico stiano spingendo i casi di demenza verso numeri senza precedenti.

Guardando i numeri a livello europeo, le cifre delineate dal Report sono in netta ascesa. Il rapporto, basato su studi di comunità che hanno coinvolto oltre 43.000 partecipanti, stima che nel 2025 vivano con demenza circa 9,1 milioni di persone nei 27 paesi dell’UE. Se si allarga lo sguardo all'intera regione europea (inclusi i paesi non UE), la cifra sale a 12,1 milioni. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda le proiezioni al 2050: si prevede che i casi nei 27 paesi dell’UE aumenteranno del 58%, raggiungendo i 14,3 milioni, guidati principalmente dall'avanzamento dell'età media della popolazione.

Il dato italiano è sicuramente preoccupante. L'Italia si conferma come uno dei paesi con la prevalenza di demenza più alta in Europa, riflettendo una struttura demografica particolarmente anziana. Infatti, secondo tali stime, nel 2025, nel nostro Paese vivono attualmente oltre 1,4 milioni di persone con demenza, pari al 2,43% della popolazione totale. Il divario di genere è marcato: la condizione colpisce circa 950 mila donne a fronte di quasi 500 mila uomini.

Le proiezioni al 2050 mostrano che entro metà secolo, il numero di italiani affetti da demenza è destinato ad aumentare notevolmente, raggiungendo oltre 2,2 milioni di persone. In questo scenario, la demenza arriverà a colpire il 4,28% dell'intera popolazione nazionale, posizionando l'Italia ai vertici delle classifiche europee per incidenza percentuale.

Tuttavia, il rapporto non si limita alle statistiche, ma lancia un monito politico. La crescita dei numeri rende indispensabile un cambio di paradigma nei sistemi sanitari. L’Europa e tutti i suoi paesi devono potenziare urgentemente le infrastrutture diagnostiche e di presa in carico per garantire accessibilità e accuratezza.

Un punto cruciale riguarda la prevenzione: oggi sappiamo che fino al 45% dei casi potrebbe essere attribuibile a 14 fattori di rischio modificabili. È dunque essenziale che il governo italiano e le istituzioni europee adottino piani d'azione dedicati, garantendo finanziamenti certi per la ricerca e il supporto ai caregiver informali, che continuano a sostenere il peso maggiore dell'assistenza.

(Antonio Ancidoni)

Progetti e piani strategici – Traduzione, adattamento e validazione del European CNTB all’interno del progetto Immidem

La European Cross-Cultural Neuropsychological Test Battery (CNTB) è stata progettata per valutare il decadimento cognitivo e la demenza in persone con diversa cultura, lingua e livello di scolarità. La CNTB è nata quindi in risposta alla crescente necessità di disporre di test neuropsicologici validati per la valutazione di persone anziane appartenenti a minoranze etniche in Europa. Un limite dei test neuropsicologici tradizionalmente utilizzati è infatti che questi possono risultare inappropriati per persone con bassa scolarità o una conoscenza limitata della lingua del Paese in cui vivono. Bias culturali, linguistici e legati alla scolarità sono ampiamente documentati nei test standard, contribuendo a un’erronea classificazione del decadimento cognitivo in persone con background culturali e linguistici diversi.

La CNTB è stata sviluppata con l’obiettivo di realizzare una batteria neuropsicologica che:

  • consenta di identificare i deficit cognitivi tipici della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza;
  • sia applicabile a gruppi etnici e linguistici differenti;
  • possa essere somministrata anche tramite un mediatore o interprete, evitando la necessità di tradurre formalmente ogni test in tutte le lingue;
  • risulti utilizzabile anche in persone con bassa o nessuna scolarizzazione.

La CNTB comprende 12 test finalizzati a misurare cinque domini cognitivi: funzione cognitiva globale, memoria, linguaggio, funzioni esecutive e funzioni visuospaziali. La batteria include principalmente test neuropsicologici già pubblicati, oltre a due nuovi strumenti: un test di rievocazione di una figura e un test di memoria visiva. Durante lo sviluppo della CNTB è stata posta particolare attenzione alla selezione di test con istruzioni verbali semplici, facilmente traducibili da un interprete, e basati preferibilmente su stimoli visivi piuttosto che verbali. Le evidenze a supporto delle proprietà interculturali della CNTB derivano da numerosi studi scientifici (Nielsen 2019; Al-Jawahiri 2021; Nielsen 2019).

L’Immidem Study Group ha recentemente completato il processo di traduzione, adattamento all’italiano e validazione della CNTB, che entra così a far parte del toolkit di strumenti per la valutazione cognitiva cross-culturale a disposizione degli operatori sanitari italiani.

Per saperne di più, è possibile iscriversi al convegno del 27 marzo, che includerà una sessione specifica sui test neuropsicologici. Per ulteriori informazioni, visita il sito di Immidem.

(Ilaria Bacigalupo e Marco Canevelli, Dipartimento di Neuroscienze Umane, Sapienza Università di Roma)

Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Il ruolo della telemedicina nei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) per le demenze

La demenza rappresenta una delle sfide più urgenti per il nostro sistema sanitario, richiedendo continuità assistenziale, presa in carico personalizzata e coordinamento tra ospedale e territorio. Tuttavia, il sistema attuale presenta ancora limiti significativi. La gestione dei pazienti resta spesso frammentata, le risorse territoriali non sono sempre sufficienti e la comunicazione può risultare disomogenea. Queste criticità rendono difficile garantire continuità nell’assistenza e contribuiscono a differenze significative tra territori e servizi.

In questo contesto, il Piano Nazionale della Cronicità propone un modello di assistenza integrata, volto a garantire appropriatezza clinica e continuità lungo l’intero percorso di cura. I Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) possono rappresentare uno strumento strategico per affrontare alcune di queste criticità, favorendo l’integrazione ospedale-territorio e la centralità della persona. Tuttavia, con riferimento al contesto delle demenze, la loro applicazione pratica presenta ancora sfide rilevanti. Le esperienze variano tra regioni, le risorse e le competenze disponibili non sono uniformi e il coinvolgimento e l’informazione delle persone nel percorso sono in fase di consolidamento in diversi contesti.

La telemedicina viene spesso indicata come leva strategica all’interno dei PDTA, e il suo potenziale cresce man mano che le infrastrutture e le competenze si consolidano. Strumenti come televisite, telemonitoraggio e teleconsulto possono supportare la continuità della presa in carico e contribuire a ridurre ospedalizzazioni evitabili, integrando la cura in maniera efficace senza sostituire la relazione clinica in presenza.

Il sistema italiano è strutturato secondo un modello integrato nazionale-regionale. La Piattaforma Nazionale di Telemedicina garantisce interoperabilità e standard condivisi, mentre le piattaforme regionali erogano concretamente le prestazioni e si collegano al Fascicolo Sanitario Elettronico e ai sistemi informativi territoriali. All’interno di queste piattaforme sono stati progettati moduli volti a favorire il monitoraggio a distanza, il follow-up, la condivisione dei piani assistenziali e la comunicazione tra professionisti.

L’integrazione della telemedicina nei PDTA rappresenta un passaggio fondamentale attraverso il quale è possibile promuovere un modello di cura proattivo e coordinato, specificamente per la gestione della demenza. L’inserimento delle prestazioni digitali nei percorsi assistenziali, insieme a modelli organizzativi chiari e strumenti di valutazione dei risultati clinici, può favorire la continuità assistenziale, migliorando il coordinamento tra professionisti e mantenendo la centralità della persona lungo tutto il percorso di cura. In questo modo, i PDTA possono evolvere in percorsi di gestione più efficaci e sostenibili della demenza, facilitando l’accesso ai servizi, supportando i caregiver e rendendo la presa in carico più tempestiva e mirata.

(Guido Bellomo)

News dalla letteratura scientifica – Fragilità e malattia di Alzheimer: cosa ci dice uno studio svedese sul futuro delle persone con demenza

Negli ultimi anni la fragilità è diventata una parola centrale nella geriatria e nella neurologia. Indica una condizione in cui l’organismo perde progressivamente “riserva” e capacità di reagire agli eventi avversi, con un aumento del rischio di ricoveri, istituzionalizzazione e morte. È frequente tra le persone con demenza, ma finora pochi studi avevano analizzato il suo ruolo prognostico in chi ha una diagnosi di malattia di Alzheimer supportata dai biomarcatori. 

Un recente studio svedese, pubblicato su The Lancet Healthy Longevity, ha cercato di rispondere a questa domanda utilizzando il registro nazionale delle demenze (SveDem), collegato ad altri registri sanitari. Sono state incluse oltre 7.000 persone con lieve compromissione cognitiva o demenza di Alzheimer, tutte con un profilo del liquido cerebrospinale compatibile con la malattia (rapporto alterato tra amiloide e proteina tau). La fragilità è stata misurata con un “frailty index” basato su 41 elementi, tra cui malattie croniche (ipertensione, cardiopatie, diabete, depressione, patologie renali e polmonari), segni e sintomi ricorrenti, uso contemporaneo di molti farmaci, stato nutrizionale e presenza di assistenza domiciliare o supporto abitativo. In base alla proporzione di “deficit” presenti, poco più del 5% delle persone risultava fragile. Chi era fragile era in media più anziano, con un MMSE iniziale leggermente più basso e un uso meno frequente di alcune terapie sintomatiche.

I ricercatori hanno valutato tre esiti principali: andamento della funzione cognitiva, istituzionalizzazione e mortalità. Dal punto di vista cognitivo, la fragilità era associata a un livello iniziale leggermente peggiore, ma non a un declino più rapido nel tempo: la velocità di peggioramento della memoria risultava simile tra persone fragili e non fragili. I biomarcatori nel liquido cerebrospinale restavano invece i principali predittori della velocità di declino cognitivo, indipendentemente dallo stato di fragilità. Risultati molto più netti sono emersi sugli esiti “di vita reale”. Le persone fragili avevano un rischio quasi doppio di essere istituzionalizzate e più che raddoppiato di morire rispetto alle persone non fragili. In media, la fragilità si associava a circa un anno e mezzo di vita in meno e a circa un anno in meno trascorso fuori da strutture residenziali.

Nel complesso, lo studio suggerisce che, nelle persone con malattia di Alzheimer, la fragilità non determina quanto velocemente peggiora la memoria, ma aiuta a prevedere quanto una persona è vulnerabile rispetto a eventi critici come l’ingresso in struttura e la morte. Integrare la valutazione della fragilità nei percorsi diagnostici e assistenziali può quindi contribuire a una cura più personalizzata, che tenga insieme biologia della malattia, bisogno di supporto e obiettivi di vita delle persone con demenza e delle loro famiglie.

(Simone Salemme, Università di Modena e Reggio Emilia; Università di Camerino)

Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web ImmiDem e Osservatorio Demenze

Sono aperte le iscrizioni al Convegno finale del progetto IMMIDEMFinal Conference Dementia in migrants living in Italy: promoting a diversity-sensitive clinical approach and provision of care” che si terrà il 27 marzo 2026 a Roma. Per l’iscrizione e altre informazioni consultare il sito dell’Osservatorio Demenze a questo link.

Inoltre, sono aperte le iscrizioni al V Corso “Demenza e migranti” che si terrà a Roma il 13 e 14 aprile 2026. L’iscrizione al corso può essere inviata tramite procedura on-line disponibile a questo link entro il 13 marzo 2026.

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