Newsletter 1/2026
NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.1/2026
Introduzione
In questo primo numero del nuovo anno proponiamo un contributo sulla definizione di riabilitazione cognitiva, stimolazione cognitiva e training cognitivo secondo le LG con la finalità di chiarire approcci terapeutici per i quali esiste molta confusione tra i professionisti sanitari e i decisori di sanità pubblica. Nel secondo contributo riportiamo i risultati di un progetto PNRR relativo alla demenza condotto su un gruppo di coppie di gemelli al fine di identificare fattori di rischio modificabili associati all’insorgenza del declino cognitivo. Nella rubrica sul Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 diffondiamo la notizia di un programma di implementazione breve della LG sulla diagnosi e trattamento della demenza e Mild Cognitive Impairment. Dopo la conduzione di 8 corsi residenziali condotti in ISS nel 2025 che hanno visto la partecipazione di 148 professionisti sanitari e sociosanitari provenienti da 19 Regioni e PA si è deciso di provare a coinvolgere una platea maggiore di CDCD, Centri Diurni e RSA nella implementazione della LG. L’approfondimento della letteratura riguarda l’estensione del trial registrativo sul lecanemab in aperto a 36 mesi. Si tratta di nuove evidenze che stimolano maggiormente il dibattito nella comunità scientifica sul profilo rischio-beneficio degli anticorpi monoclonali. Infine, segnaliamo l’imminente deadline dell’iscrizione al corso residenziale dei PDTA che si terrà a febbraio presso l’Istituto Superiore di Sanità e al ciclo di tre webinar dedicati alla formazione dei professionisti delle strutture residenziali.
(Nicola Vanacore)
Approfondimenti tematici - I trattamenti orientati alla cognizione: stimolazione cognitiva, training cognitivo, e riabilitazione cognitiva
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione e l’offerta dei trattamenti non farmacologici per persone con decadimento cognitivo poiché, affiancati alla terapia farmacologica, possono supportare in modo significativo le persone con demenza e i loro familiari. Tra questi interventi, un ruolo centrale è ricoperto dagli interventi orientati alla cognizione, che applicano una serie di tecniche per stimolare il pensiero e la cognizione con vari gradi di ampiezza e specificità, e che mirano a rallentare il declino cognitivo, sostenere il funzionamento quotidiano e migliorare la qualità della vita. Sebbene vengano spesso utilizzati come sinonimi, stimolazione cognitiva, training cognitivo e riabilitazione cognitiva rappresentano trattamenti distinti per obiettivi, modalità e destinatari. Le Linee Guida “Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment” sottolineano infatti come la loro efficacia vari in base al profilo e al grado di deterioramento cognitivo della persona. Tuttavia, sia nella pratica clinica sia nella ricerca, permane confusione terminologica. È quindi necessario esplicitare le caratteristiche distintive di ciascuno dei trattamenti orientati alla cognizione. In accordo con le Linee Guida italiane e le Linee Guida del National Institute for Health and Care Excellence, le definizioni di questi interventi sono le seguenti:
La riabilitazione cognitiva è un intervento individualizzato, centrato sulla persona e orientato al raggiungimento di obiettivi funzionali significativi per la vita quotidiana. “È finalizzata a identificare obiettivi funzionali rilevanti per la persona che convive con la demenza e lavorare per il loro raggiungimento con il supporto di familiari e/o caregiver. L’accento è posto sul miglioramento o sul mantenimento del funzionamento nella vita quotidiana, basandosi sui punti di forza della persona, trovando modi per compensare e/o sostenere l’indipendenza. La riabilitazione cognitiva non si focalizza sul migliorare le funzioni cognitive, ma affronta la disabilità derivante dall’impatto del deterioramento cognitivo sul funzionamento e sull’attività quotidiana”;
La stimolazione cognitiva, invece, consiste in attività strutturate, spesso svolte in gruppo, che combinano compiti cognitivi e momenti di discussione e interazione sociale. Il suo scopo è favorire un miglioramento generale del funzionamento cognitivo e sociale, attraverso un coinvolgimento attivo delle persone;
Il training cognitivo si basa su esercizi specifici e graduati, mirati a potenziare o mantenere abilità cognitive circoscritte, come ad esempio memoria, attenzione o linguaggio. La difficoltà degli esercizi può essere adattata nel tempo e risulta inoltre possibile lavorare in modo mirato sulle singole funzioni isolatamente o contemporaneamente.
Considerare le caratteristiche sopra descritte consente di comprendere come i diversi interventi agiscano in modo differenziato sui sintomi cognitivi e funzionali, risultando più o meno indicati in base alla fase di malattia e agli obiettivi dell’intervento.
Distinguere chiaramente questi interventi permette ai professionisti, ai caregiver e alle persone con demenza di scegliere il percorso più adatto, massimizzandone i benefici e contribuendo a un’assistenza più personalizzata e consapevole.
(Alice Paggetti)
Progetti e piani strategici – Uno studio italiano che valuta l’associazione tra fattori di rischio modificabili e declino cognitivo in coppie di gemelli
Siamo lieti di presentare i risultati di un recente studio pubblicato su Brain Sciences che ha visto la partecipazione attiva dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Registro Nazionale Gemelli. Il lavoro si inserisce nel progetto PREV-ITA-DEM, finanziato dal PNRR, e rappresenta un contributo rilevante alla ricerca sulla prevenzione del declino cognitivo nella popolazione generale.
Lo studio nasce con l’obiettivo di valutare l’associazione tra i principali fattori di rischio per la demenza e la compromissione cognitiva, adottando un approccio metodologico innovativo capace di tenere conto simultaneamente delle componenti genetiche e ambientali. A tal fine è stato utilizzato un disegno basato su gemelli adulti italiani reclutati attraverso il Registro Nazionale Gemelli, uno strumento unico nel panorama della ricerca epidemiologica nazionale.
Il campione complessivo comprendeva 483 gemelli (età media circa 69 anni, 63% donne), distribuiti in modo equilibrato tra gemelli monozigoti e dizigoti. La funzione cognitiva è stata valutata mediante il Self-Administered Gerocognitive Examination (SAGE), uno strumento di screening validato e ampiamente utilizzato in contesti di popolazione per individuare una possibile compromissione cognitiva. I fattori di rischio analizzati includono quelli individuati dalla Lancet Commission sulla prevenzione della demenza, integrati da variabili di crescente interesse scientifico quali i disturbi del sonno e l’infezione da COVID-19.
Le analisi sono state condotte sia a livello individuale sia utilizzando confronti all’interno delle coppie di gemelli, un approccio che consente di controllare in modo efficace il ruolo della genetica condivisa e delle esposizioni ambientali precoci. Questo disegno rafforza la solidità delle evidenze prodotte e permette una lettura più accurata delle associazioni osservate.
I risultati mostrano che, mentre alcune associazioni emerse nelle analisi individuali (ad esempio con la perdita uditiva) si attenuano una volta considerati i fattori familiari condivisi, l’associazione tra disturbi del sonno e peggiori performance cognitive rimane significativa anche dopo questi controlli. Questo dato suggerisce un possibile ruolo indipendente del sonno nel declino cognitivo e rafforza l’ipotesi che i disturbi del sonno rappresentino un fattore di rischio modificabile di particolare rilevanza.
Nel complesso, lo studio conferma il valore della collaborazione tra Osservatorio Demenze e Registro Nazionale Gemelli e si colloca pienamente nella strategia del progetto PREV-ITA-DEM, orientata a produrre evidenze utili a guidare politiche di prevenzione e interventi di sanità pubblica lungo il continuum del declino cognitivo.
(Francesco Sciancalepore)
Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Percorso breve di implementazione della linea guida “Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment”
Nel quadro dell’Attività 1 del Fondo per l’Alzheimer e le demenze 2024-2026, è stato realizzato un percorso breve di implementazione delle raccomandazioni della linea guida “Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment”, pensato per supportare i servizi nella traduzione delle raccomandazioni in pratiche concrete e sostenibili nei diversi contesti assistenziali.
Il percorso breve è strutturato in due fasi principali. Una prima fare formativa, finalizzata a presentare l’iniziativa e fornire un inquadramento comune, e una seconda fase applicativa, che prevede un lavoro diretto di implementazione delle raccomandazioni supportato da strumenti di raccolta dati.
La fase formativa si articola in tre incontri formativi online, ciascuno rivolto ad una specifica tipologia di struttura: Centri per Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e Centri Diurni (CD). Questa articolazione consente di tenere conto delle caratteristiche organizzative, dei bisogni assistenziali e dei diversi ruoli professionali che contraddistinguono i vari contesti. Si tratta di incontri aperti e a carattere informativo e formativo, finalizzati a presentare la linea guida e a illustrare in modo dettagliato il percorso breve di implementazione, mettendone in evidenza finalità, fasi e modalità di applicazione. Durante gli incontri verranno affrontati il contesto istituzionale e organizzativo in cui si inserisce l’attività, i contenuti della linea guida, il significato e le implicazioni dell’implementazione di una linea guida nella pratica e, in particolare, le caratteristiche del percorso breve di implementazione, strutturato per essere sostenibile e coerente con le risorse e le specificità dei servizi coinvolti.
La fase applicativa prevede che le strutture aderenti avviino un lavoro di implementazione della linea guida nella pratica quotidiana, utilizzando due strumenti specifici per la raccolta dei dati. Tali strumenti sono pensati per accompagnare il processo di implementazione e per raccogliere informazioni utili a documentarne lo sviluppo nei diversi contesti assistenziali.
Il percorso e gli eventi online sono rivolti al personale dei CDCD, delle RSA e dei Centri Diurni, includendo sia i professionisti sanitari sia i responsabili e i coordinatori di struttura, con l’obiettivo di favorire una visione condivisa e promuovere un approccio strutturato e consapevole all’implementazione delle raccomandazioni.
Calendario degli incontri:
19 febbraio 2026, ore 15:00-17:00 - dedicato ai CDCD
18 marzo 2026, ore 15:00-17:00 - dedicato alle RSA
25 marzo 2026, ore 15:00-17:00 - dedicato ai CD
Iscrizione e maggiori informazioni sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Demenze.
(Elisa Fabrizi)
News dalla letteratura scientifica – Lecanemab: i primi dati dallo studio in estensione a tre anni
Nel mese di dicembre, sulla rivista scientifica Alzheimer & Dementia, sono stati pubblicati i primi risultati relativi alla sicurezza e all’efficacia di lecanemab dopo tre anni di trattamento. I dati derivano dall’analisi combinata della fase randomizzata (Core) e in doppio cieco dello studio e della successiva fase in aperto a lungo termine (long-term extension, LTE).
Questi risultati sono stati resi disponibili quasi in contemporanea con quelli relativi a donanemab, anch’essi basati su un follow-up di tre anni e già discussi nella scorsa newsletter.
Lo studio valutava la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine di lecanemab in pazienti con Mild Cognitive Impairment o demenza lieve dovuti a malattia di Alzheimer e se gli effetti clinici a lungo termine, misurati attraverso le valutazioni di efficacia alla fine dello studio Core, si mantenessero nel tempo durante la fase LTE. Per i criteri di inclusione dello studio Core, vi invitiamo a leggerli in una precedente pubblicazione.
I soggetti definiti “early start” (ES) erano coloro che avevano ricevuto lecanemab fin dall’inizio della fase Core dello studio, mentre i soggetti definiti “delayed start” (DS) erano coloro che, assegnati al placebo nella fase Core, iniziavano a ricevere lecanemab nella fase LTE.
Gli esiti primari erano relativi all’incidenza di eventi avversi nonché ad altri parametri di sicurezza e all’efficacia attraverso una valutazione del cambiamento rispetto al basale nello studio Core misurato alla scala CDR-SB. Sono state effettuate anche ulteriori analisi su esiti clinici e di riduzione del carico amiloideo attraverso valutazione PET. Come già visto per donanemab, anche per lecanemab, le analisi di efficacia sono state comparate con un gruppo di controllo ottenuto da una coorte esterna proveniente dal database dell’Alzheimer Disease Neuroimaging Initiative (ADNI). È inoltre interessante notare che nello studio erano stati raccolti dati sulla qualità della vita del paziente attraverso scale quali la EQ-5D-5L e la QoL-AD e sul carico assistenziale del caregiver attraverso la scala ZBI.
Lo studio Core+LTE ha coinvolto complessivamente 1616 partecipanti di cui solo 464 hanno avuto un’esposizione al trattamento maggiore o uguale a 36 mesi (3 anni). L’incidenza di eventi avversi era simile tra i gruppi. Complessivamente, si sono registrati 24 decessi di cui tre avvenuti in concomitanza di un evento ARIA o per emorragia intracerebrale. Non sono emersi nuovi segnali di sicurezza a seguito del trattamento a lungo termine con lecanemab. Dopo sei mesi di trattamento, l’incidenza di eventi ARIA si riduceva significativamente (1,7%, n=28/1616). Ulteriori analisi di sensibilità hanno dimostrato che gli eventi ARIA-E non avevano un ruolo di catalizzatore della progressione misurato tramite CDR-SB. Le microemorragie al basale rappresentavano un fattore di rischio per l’insorgenza di eventi ARIA-E e anche di ARIA-H.
Per quanto riguarda gli esiti di efficacia, il gruppo DS non raggiungeva mai nei risultati misurati alla CDR-SB il gruppo ES durante i 36 mesi di osservazione. I partecipanti della coorte esterna mostravano un declino cognitivo alla CDR-SB simile al gruppo placebo della fase Core. Anche nel confronto con la coorte esterna, l’effetto del trattamento risulta ampliarsi da 18 a 36 mesi. Un’ulteriore analisi sul tempo di progressione allo stadio successivo di malattia effettuato tramite CDR-SB mostrava che lecanemab ritardava la progressione durante i 36 mesi (HR=0,704, IC95% 0,59-0,84). Anche gli esiti che indagavano la qualità della vita mostravano esiti favorevoli nel gruppo ES rispetto al gruppo DS e alla coorte esterna. Sebbene questo studio ampli le conoscenze sugli effetti a lungo termine di lecanemab, rimangono alcune limitazioni metodologiche intrinseche di questo tipo di studi. La principale limitazione metodologica è rappresentata dal disegno di studio senza un gruppo di controllo e il confronto con una coorte esterna: una volta terminata la fase controllata a 18 mesi, tutti i partecipanti hanno ricevuto lecanemab, il che riduce la possibilità di attribuire direttamente gli effetti osservati al trattamento rispetto a un confronto contemporaneo con placebo. Tale disegno limita l’interpretazione causale dell’efficacia a lungo termine e può introdurre bias legati all’assenza di cieco e di controllo interno. Inoltre, alcune analisi effettuate su sottogruppi sono post hoc e non erano dunque pre-specificate nel protocollo, motivo per cui i risultati esplorativi devono essere considerati con cautela. Questi aspetti metodologici sottolineano la necessità di ulteriori conferme in contesti con controlli appropriati per consolidare le conclusioni sulla sicurezza e sull’efficacia di lecanemab nel lungo periodo.
(Antonio Ancidoni)
Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web ImmiDem e Osservatorio Demenze
Vi informiamo che è stata prorogata la scadenza per l’iscrizione al IX Corso “Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le demenze” che si terrà dal 9 al 13 febbraio 2026 a Roma. È possibile visionare il programma preliminare e iscriversi a questo link entro il 18 gennaio 2026.
Inoltre, ricordiamo che è ancora possibile iscriversi ai tre interventi formativi online rivolti ai professionisti sanitari che lavorano nelle CRA/RSA. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Demenze.


