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Newsletter 4/2026

23 febbraio 2026

NEWSLETTER DELL’OSSERVATORIO DEMENZE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – n.4/2026

In questo numero viene proposto nella prima rubrica un tema con un notevole impatto in termini di sanità pubblica: l’importanza dei valori normativi di un test neuropsicologico. Nel work-up diagnostico di un DNC sarebbe fondamentale poter disporre di valori normativi in linea con il profilo cognitivo della popolazione di riferimento. Nel secondo contributo ribadiamo la rilevanza del progetto Immidem. Questa progettualità colloca il nostro Paese all’avanguardia nell’affrontare il tema della demenza e migranti considerando sia la complessità del fenomeno che la rapida evoluzione. Il convegno finale presso l’Istituto Superiore di Sanità del 27 marzo rappresenta quindi un momento importante per rilanciare ed aggiornate le agende delle policy nazionali e locali. Viene proposto poi un resoconto di un ciclo di webinar sulla formazione del professioni nelle RSA che ha riscosso un notevole interesse documentando ancora una volta il grande bisogno formativo in questo setting assistenziale. L’approfondimento della letteratura scientifica propone una riflessione sui test plasmatici e sulla loro applicazione nella popolazione generale o in quella soggetta ad una valutazione diagnostica ponendo una sfida nel disegnare le prossime strategie di sanità pubblica sul tema della demenza. Infine nella sezione dei convegni sono riportate tutte le info per partecipare all’evento finale di Immidem.

(Nicola Vanacore)

Approfondimenti tematici - Perché è urgente aggiornare i valori normativi di un test neuropsicologico

L'obsolescenza degli studi normativi dei test neuropsicologici costituisce un problema nella pratica clinica, in quanto utilizzati per individuare i disturbi cognitivi e supportare le diagnosi di demenza. Sebbene in letteratura non vengano fornite indicazioni su come determinare l’obsolescenza di una norma, viene comunque raccomandato un loro periodico aggiornamento allo scopo di evitare un caratteristico effetto coorte: maggiore è il tempo trascorso dalla standardizzazione del test, maggiore la probabilità che il punteggio sovrastimi (o sottostimi) l'effettiva abilità (Freedman & Manly, 2015), soprattutto nelle persone anziane (Dickinson & Hiscock, 2011). 

In Italia l’impiego del test neuropsicologico è comune nei Centri per i Disturbi Cognitivi e la Demenza (CDCD). Tre survey condotte su tali centri (Bianchi, 2005; Di Pucchio, 2018; Vaccaro, 2024) hanno tuttavia evidenziato nel corso degli anni – oltre ad un utilizzo disomogeneo della valutazione cognitiva sul territorio - la progressiva obsolescenza dei dati normativi, che nell’ultima rilevazione ha raggiunto il valore medio di circa 19 anni (range 1-50 anni). Nel frattempo, solo alcuni dei test attualmente in uso sono stati aggiornati, mostrando un netto aumento dei punteggi cut-off rispetto al passato: questo aspetto solleva ovvie criticità sull'affidabilità di decisioni cliniche che vengono prese sulla base di norme obsolete nel contesto della sanità pubblica.  

Durante gli ultimi vent’anni la popolazione italiana ha infatti subito cambiamenti generazionali, tra cui un graduale aumento del livello di istruzione per effetto delle leggi che hanno   aumentato gli anni di obbligo scolastico. Sulla base dei dati ISTAT, tra il 2004 e il 2020 la percentuale di cittadini italiani di età superiore ai 40 anni in possesso di un diploma di scuola superiore è aumentata del 10%, e il numero di quelli con una laurea triennale o magistrale del 5,7%. Nel contempo, la percentuale di cittadini della stessa fascia d'età con la sola licenza elementare è diminuita del 22,3%. A questo va aggiunto l’effetto del cosiddetto “moltiplicatore sociale”: diffusione e uso capillare della tecnologia digitale, correlazione tra geni e ambiente e aumento dell’aspettativa di vita.  

La necessità di aggiornare periodicamente gli studi di validazione è ovviamente legata all’investimento di tempi e risorse finanziarie, per reclutare gruppi normativi che siano rappresentativi della popolazione generale. È tuttavia l’unica strada percorribile per evitare di incorrere nel rischio di falsi positivi e negativi nel percorso diagnostico della demenza.

(Marina Gasparini, Centro Sinapsy, Roma)

Progetti e piani strategici – Aggiornamenti da Immidem

Immidem, progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute incentrato sul tema della demenza nei migranti, si avvicina al completamento del secondo triennio di attività. Il progetto ha consentito di stimare le dimensioni del fenomeno a livello nazionale ed internazionale, di esplorare barriere e facilitatori nei servizi sociosanitari, di fornire agli operatori sanitari strumenti per la valutazione cognitiva cross-culturale e di avviare programmi di formazione e strategie di informazione mirati. 

In data 27 marzo 2026 si svolgerà presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) la conferenza conclusiva del progetto dal titolo “Dementia in migrants living in Italy: promoting a diversity-sensitive clinical approach and provision of care”. L’evento sarà l’occasione per presentare e discutere i principali risultati di Immidem attraverso letture affidate a membri delle tre unità operative coinvolte nel progetto (ISS, Ospedale Sacco di Milano, Dipartimento di Epidemiologia della regione Lazio). Al fine di offrire una panoramica più estesa e multi-stakeholder sul tema, è inoltre prevista la partecipazione in qualità di relatori e moderatori di ricercatori europei, referenti di istituzioni di sanità pubblica e globale, rappresentanti di organizzazioni non governative e associazioni pazienti. In particolare, membri dei seguenti gruppi di ricerca e istituzioni figurano nella faculty del convegno: Ministero della Salute, Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), Istituto Superiore di Sanità, Medici Senza Frontiere, European Consortium of Cross-cultural Neuropsychology, Alzheimer Disease International, Alzheimer Europe. Verranno inoltre presentate alcune esperienze nate per migliorare la gestione della demenza nei migranti a livello locale.

A questo link è possibile scaricare il programma. Le domande di iscrizione devono essere inviate entro il 13 marzo 2026 compilando il modulo disponibile al seguente link:

Per altre informazioni su Immidem si rimanda al sito web del progetto o al sito dell’Osservatorio Demenze.

(Marco Canevelli, Dipartimento di Neuroscienze Umane, Sapienza Università di Roma)

Notizie dal Fondo Alzheimer e Demenze 2024-26 – Formazione online per professionisti delle RSA

Si è concluso il ciclo di tre webinar dedicato ai professionisti che lavorano nelle RSA, realizzato in collaborazione con la Fondazione Golgi-Cenci e l’AUSL di Modena, con l’obiettivo di offrire strumenti concreti, aggiornamenti e spunti operativi per la pratica quotidiana. L’iniziativa ha registrato un’ampia adesione a livello nazionale: 2.860 professionisti iscritti provenienti da tutto il territorio italiano.

Le regioni più rappresentate sono state: Emilia-Romagna (28,1%), Veneto (21,8%) e Marche (14,3%). Per quanto riguarda le figure professionali, tra gli iscritti prevalgono OSS (39,6%) e infermieri (21,6%). Gli incontri si sono svolti nelle seguenti date:

  • 16 gennaio – La formazione nelle RSA: strategie ed obiettivi (1.586 partecipanti)
  • 23 gennaio – Le contenzioni e le cadute in RSA: dalla conoscenza alle indicazioni pratiche (1.730 partecipanti)
  • 6 febbraio – La gestione dei disturbi comportamentali nelle RSA: quali possibili interventi (1.607 partecipanti)

Un riscontro molto positivo

Dai commenti e dai questionari di gradimento emerge un giudizio complessivamente molto positivo. Oltre il 90% dei partecipanti ha espresso una valutazione positiva su contenuti, materiali e utilità formativa, dichiarando di aver incrementato le proprie conoscenze e di aver acquisito strumenti applicabili alla realtà lavorativa.

Tra gli aspetti maggiormente valorizzati si segnalano:

  • la possibilità di aggiornamento su temi clinici e organizzativi;
  • l’attenzione ai disturbi comportamentali e alla gestione delle persone con demenza;
  • il confronto interdisciplinare (in molte strutture i webinar sono stati seguiti in gruppo da équipe composte da diverse professionalità).

Sono emersi anche stimoli preziosi per la programmazione di future iniziative formative: maggiore spazio a casi clinici concreti e protocolli operativi, approfondimenti su disfagia, alimentazione, cure palliative e aspetti medico-legali, nonché strumenti per la gestione dei familiari e per il supporto ai caregiver. Nel complesso, si attesta il buon esito dell’iniziativa, evidenziando un elevato livello di apprezzamento e una significativa ricaduta in termini di crescita delle competenze, con limitati e circoscritti margini di miglioramento principalmente legati agli aspetti tecnici di erogazione.

Il forte coinvolgimento registrato conferma l’importanza di promuovere spazi strutturati di aggiornamento e dialogo per i professionisti delle RSA. Questo ciclo rappresenta un punto di partenza: l’obiettivo è continuare a investire in percorsi formativi sempre più aderenti alla realtà operativa delle strutture, capaci di integrare teoria e pratica e di sostenere concretamente il lavoro quotidiano dei professionisti.

Il materiale dei tre webinar è disponibile sul sito dell’Osservatorio Demenze.

Si ringraziano tutti i partecipanti per l’interesse dimostrato, la partecipazione attiva e i numerosi spunti di miglioramento condivisi.

(Elisa Fabrizi)

News dalla letteratura scientifica – p-Tau217 e carico amiloide: evidenze cliniche, accuratezza e sfide etiche

Nel dicembre 2025 è stata pubblicata su JAMA Neurology una revisione sistematica con meta-analisi che ha raccolto le evidenze di 18 studi sul biomarcatore plasmatico tau 217 fosforilata (p-tau217) per identificare il carico amiloideo in soggetti anziani senza compromissione cognitiva. L’obiettivo principale era valutare l’entità dell’effetto standardizzato e l’accuratezza diagnostica della p-tau217 nel distinguere tra soggetti amiloide-positivi e amiloide-negativi.

I 18 studi inclusi comprendevano complessivamente 7.834 partecipanti (2.533 amiloide-positivi e 5.301 amiloide-negativi). La meta-analisi ha mostrato che la p-tau217 possiede un’elevata capacità discriminativa nel rilevare la positività all’amiloide in persone cognitivamente sane, con un’AUC combinata pari a 0,87. Questo risultato è risultato robusto indipendentemente dal metodo utilizzato per definire la positività all’amiloide o dal contesto dello studio (coorte comunitaria o clinica). Gli autori concludono che la p-tau217 plasmatica rappresenta uno strumento affidabile per identificare la patologia amiloide anche in assenza di sintomi cognitivi.

L’editoriale che accompagna lo studio analizza criticamente questi risultati, sottolineando che, sebbene i biomarcatori plasmatici rappresentino un avanzamento fondamentale verso percorsi diagnostici più accessibili e sostenibili, il loro impiego in soggetti senza alcuna compromissione cognitiva pone sfide etiche, cliniche e pratiche rilevanti.

In particolare, l’editoriale evidenzia che, nonostante l’elevata accuratezza diagnostica, l’uso della p-tau217 in popolazioni sane comporta un rischio significativo di interpretazioni errate. Le evidenze disponibili mostrano infatti che circa il 20% dei risultati ricade in una “zona grigia”, che ha portato alla proposta di un sistema a due cutoff nei soggetti con sospetto declino cognitivo. Resta quindi aperta la domanda su quale proporzione di risultati incerti si osservi in persone completamente asintomatiche. In una popolazione a bassa prevalenza, ciò comporta un rischio elevato di falsi positivi, con la conseguente possibilità di etichettare erroneamente molti individui come portatori di patologia alzheimeriana, con implicazioni potenziali di stigma, ansia e mancanza di protezioni legali adeguate. Per queste ragioni, ad oggi non esistono linee guida che ne supportino l’uso in soggetti senza compromissione cognitiva, almeno fino alla disponibilità di trattamenti realmente efficaci nel ritardare l’esordio dei sintomi.

Un’ulteriore preoccupazione riguarda la crescente diffusione, anche in Italia, di test sui biomarcatori plasmatici in modalità direct-to-consumer (DTC), spesso erogati senza un’adeguata valutazione clinica del paziente/soggetto target e senza appropriata consulenza pre-test. Questi servizi rischiano di sovraccaricare il sistema sanitario con richieste inappropriate, alimentare preoccupazioni infondate e favorire percorsi diagnostici o terapeutici non supportati da prove.

In conclusione, sebbene la p-tau217 rappresenti un importante passo avanti nella ricerca sui biomarcatori per l’Alzheimer, la sua introduzione nella pratica clinica richiede un piano di implementazione responsabile e una regolamentazione rigorosa, per garantire un utilizzo etico, sicuro e realmente utile per pazienti e clinici.

(Antonio Ancidoni)

Corsi/convegni e aggiornamenti dai siti web ImmiDem e Osservatorio Demenze

Sono aperte le iscrizioni al Convegno finale del progetto IMMIDEMFinal Conference Dementia in migrants living in Italy: promoting a diversity-sensitive clinical approach and provision of care” che si terrà il 27 marzo 2026 a Roma. Per l’iscrizione e altre informazioni consultare il sito dell’Osservatorio Demenze a questo link.

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